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Dave Liebman, Adam Rudolph, Tatsuya Nakatani - The Unknowable

Scritto da Andrea Baroni on . Postato in Recensioni Cd

Ascoltando una delle ultime prove di Dave Liebman, il live a Bordeaux registrato nel 2016 insieme a Martial Solal, e questo suo “The Unknowable” viene spontaneo cercare i tratti distintivi comuni, data l’ apparente netta differenza fra le due opere. Una faticaccia per l’interprete, destinata al risultato della frustrazione. Là avevamo una serie di evergreen del jazz rivisitati con la creatività di due Maestri dell’improvvisazione, qua assistiamo ad un’opera astratta, animata dallo slancio verso forme sonore sperimentali spesso al confine con il puro rumorismo...


The UnknowableAscoltando una delle ultime prove di Dave Liebman, il live a Bordeaux registrato nel 2016 insieme a Martial Solal, e questo suo “The Unknowable” viene spontaneo cercare i tratti distintivi comuni, data l’ apparente netta differenza fra le due opere. Una faticaccia per l’interprete, destinata al risultato della frustrazione. Là avevamo una serie di evergreen del jazz rivisitati con la creatività di due Maestri dell’improvvisazione, qua assistiamo ad un’opera astratta, animata dallo slancio verso forme sonore sperimentali spesso al confine con il puro rumorismo.
Non c’è che da ammirare l’eclettismo del sassofonista statunitense, che condivide la nuova avventura con Tatsuya Nakatani, musicista nippo-americano con oltre 80 album all’attivo, creatore di strumenti a percussione e fautore di sperimentazioni a metà fra il free jazz e la musica tradizionale giapponese, ed Adam Rudolph, fondatore delle bands Go: Organic Orchestra e Moving Pictures, votato all’improvvisazione secondo modalità che coniugano l’elettronica a strumenti etnici.
La musica che si ascolta su "The Unknowable" è difficilmente catalogabile e sfuggente anche ad una lettura che si affidi alla sola descrizione di climi e sensazioni prevalenti. In un panorama sonoro dominato dagli strumenti a percussione che creano un inaudito connubio fra sonorità etniche e noise, il sax di Leibman caratterizza i frammenti più affini al free, come il guizzante dialogo di “The Simple Truth”, o l’estesa narrazione di “Present Time”, ma altrove, come nella title track, sembra quasi inghiottito in una camera d’eco dagli effetti sonori stranianti.
In altre occasioni (“Late Moon”, “Distant Twilight”, “The Turning”) è il flauto, insieme alle percussioni assortite, ad evocare, tramite leggere e rilassate pulsazioni sonore, la contemplazione di paesaggi naturali. Infine alcuni episodi, con il loro andamento oscuro e plumbeo sfiorano i territori della radicalità più ostica: gli sfregamenti metallici di “Cosmogram”, le contorsioni di “Premonition” o il noise di “Transmutaions”, interamente affidata al campionario di strumenti a percussione.
Aprono e chiudono il lavoro due “Benediction”, in chiave di benvenuto e di addio, con il tenore di Leibman che disegna frasi lineari e pacate. L’alternanza di atmosfere così eterogenee richiama in qualche modo il senso di mutamento che accompagna le vicende umane e lo sfondo su cui si sviluppano, quell’ambiente naturale evocato nei titoli, descritto in alcune trame sonore e rappresentato dall’utilizzo di strumenti inusuali, del loro legno e metallo.
“Si è trattato di un incontro completamente spontaneo, abbiamo scelto sul momento persino quali strumenti suonare” ha dichiarato Rudolph, Abbiamo avuto una sintonia meravigliosa e ci siamo molto completati a vicenda, mantenendo ciascuno il proprio specifico approccio.” Un lavoro che, ad ogni ascolto ed in ogni suo frammento presenta aspetti nuovi e sorprendenti, che seduce, sgomenta, ed apre interrogativi .”Inconoscibile”, appunto.

 

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