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Matthew Shipp Quartet - Our Lady Of The Flowers

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Nuove uscite straniere

"Our Lady Of The Flowers", intitolato in omaggio allo scrittore francese Jean Genet, costituisce il secondo disco di Declared Enemy, il quartetto riunito dal pianista Matthew Shipp. Oltre a questa formazione, i partecipanti condividono un sacco di storia insieme. Come risultato si muovono come una macchina finemente sintonizzata e con parti ben oliate, attraverso un programma di nove tracce.


Our Lady Of The Flowers"Our Lady Of The Flowers", intitolato in omaggio allo scrittore francese Jean Genet, costituisce il secondo disco di Declared Enemy, il quartetto riunito dal pianista Matthew Shipp. Oltre a questa formazione, i partecipanti condividono un sacco di storia insieme. Come risultato si muovono come una macchina finemente sintonizzata e con parti ben oliate, attraverso un programma di nove tracce che, pur accreditate al pianista, appaiono come delle invenzioni di gruppo.
E tutte le parti appaiono magnificenti. Il batterista Gerald Cleaver crea un impulso ritmico, modellato da linee che si intrecciano con i più disparati elementi del suo corredo, mentre il bassista William Parker si concentra su uno slancio feroce, solo lievitato da occasionali serenate melodiche. Shipp propone il suo stile assolutamente inconfondibile, mettendo in evidenza dei motivi opprimenti, benchè imbrigliati nelle sue abituali esplosioni. A completare l'ensemble ai fiati, Sabir Mateen genera una palpabile carica emotiva attraverso le sue incursioni nei registri più alti.
In un tropo familiare già in altre sessioni, Shipp varia la strumentazione tra le tracce, con conseguenti cinque pezzi con il quartetto al completo, uno in trio, due duetti, e uno da solista. Parker affronta il nodoso "Silence Blooms" non accompagnato. Su "New Tension" la dinamica diventa più colloquiale, quando l'imprevedibile duetto tra Shipp e il clarinetto di Mateen è di volta in volta etereo, querulo e rilassato. Ma non è l'unica strategia in campo. Altrove si manifestano approcci lievemente diversi, come quello su "Irrational", dove il duetto tra Shipp e Cleaver assomiglia ad un paio di monologhi paralleli.
Questa è una scelta generata dall'esperienza piuttosto che da qualsiasi deficit di comunicazione. Ed è una scelta che rende la performance piuttosto grezza e sofisticata, in cui nessuno si preoccupa eccessivamente di accoppiarsi o di rispecchiarsi con l'altro. Un conseguente senso di dissonanza creativa pervade l'album.
Anche se i pezzi in quartetto tendono ad essere intensi, ognuno si mostra abile nel consentire spazio sufficiente all'altro, senza compromettere però la propria direzione; basti ascoltare Shipp dietro Mateen su "Atomic Note", il comping non riesce nemmeno lontanamente a descrivere la complessità di ciò che il pianista sta suonando, tanto meno in considerazione dei contributi di Cleaver e di Parker.
Mateen stesso genera un eccitante e fluente flusso di coscienza, in cui a volte inserisce dei licks con inflessioni blues per rilanciare le sue esortazioni, come sul ballabile "Gasp". Un momento godibile appare su una ballad come "A Different Plane", quando, dopo un suo etereo vibrato al tenore, in cui compete in un vivace dialogo con il pianoforte di Shipp, riesce a godere di un passaggio in falsetto, che infine precipita attraverso la chiave di violino.
"From The Beyond" inizia come un tête-à-tête tra l'archetto di Parker ed il tenore di Mateen, prima di passare al tamburo, e poi alla spinta poderosa di Shipp che riaccende il sassofonista come in un potente incantesimo. Il brano termina con un'estesa ripetizione "drum and bass", fino a quando l'archetto di Parker chiude il pezzo in assolo. E' solo un esempio tra i tanti, del poderoso free jazz che caratterizza questa registrazione.

(tratto liberamente dal comunicato stampa)

 

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