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Quintorigo & Roberto Gatto "play Frank Zappa" a Fasano Jazz

Scritto da Donatello Tateo on . Postato in Recensione concerti

Trovandosi a chiudere la 18ma edizione della rassegna per lo spostamento al 6 giugno, il set, va subito detto, ha tangibilmente e largamente soddisfatto e divertito spettatori e attori. La specificità del progetto stimolava l’attesa per almeno due ragioni: la soluzione creativa da adottarsi nella traduzione della turgidità e polifonia bandistica del sound di Zappa nell’asciuttezza della formazione cameristica.


Quintorigo & Roberto GattoE’ un’avvincente sfida affrontare la Visione di chi ha osato pensare in grande.
Trovandosi a chiudere la 18.ma edizione della rassegna per lo spostamento di data dal 6 giugno (dovuta molto probabilmente a una soverchiante “simultaneità spettacolare”… ), il set, va subito detto, ha tangibilmente e largamente soddisfatto e divertito spettatori e attori.
La specificità del progetto stimolava l’attesa per almeno due ragioni: la soluzione creativa da adottarsi nella traduzione della turgidità e polifonia bandistica del sound di Zappa nell’asciuttezza della formazione cameristica (per ciò si sarebbe potuto supporre in anticipo l’uso “moltiplicante” dell’effettistica, oltre che “distorcente” come realizzatasi, ad esempio, per il wah wah al violoncello di Gionata Costa); soprattutto, come sempre trattandosi dell’attitudine compositiva di Frank Zappa, l’esecuzione delle vertiginose asimmetrie in molti parametri di quella fittissima scrittura, estremamente impegnativa a tal punto da aver avvertito in finale di concerto un inciampo in quegli impossibilmente articolati e serrati unisoni come egli li ebbe potuto immaginare.
Nella performance è parsa cristallina la straordinaria sicurezza di guida (a questo punto verrebbe da dire…. ordinaria) di Roberto Gatto, “infettatore” dichiarato del progetto, presentato a Fasano Jazz insieme al prodotto CD + DVD live, appena pubblicato, che si è innestato all’orientamento artistico di Quintorigo, già allineato alla multidirezionalità, in una contiguità ideale alle analoghe "experiences–portraits" della band su Charles Mingus (eccellente, del 2008 ) e Jimi Hendrix.
Un progetto che va a inanellarsi anche nella collana dei sempre più frequenti trattamenti, da parte di musicisti italiani in orbita jazzistica, delle musiche (plurale quanto mai obbligatorio ) di Zappa, a memoria più recente risalente almeno al 1995, da Riccardo Fassi che plays Zappa con la sua Tankio Band.
Vanno a svanire i già deboli dubbi sul carattere naturalmente generazionale di quest’attitudine (qui si vuole ricordare che appena l’anno scorso, lo stesso Fasano Jazz ha ospitato l’ Artchipel Orchestra di Ferdinando Faraò che plays Robert Wyatt, Fred Frith, Alan Gowen, etc.)
La scaletta è sembrata organizzata – felicemente - come per crescente complessità, dove non è mancato il gioiello “Peaches in regalia”, e fra gli altri, ”Don’t eat the yellow snow”, “Montana”, “Big swifty”, “Zomby woof”; e laddove era presente, la vocalità di Pradella ha conferito un’ aumentata “natty soulness”.
Come già accaduto per “Play Mingus” e “Experience”, a Quintorigo e Gatto va il merito di aver colto e tributato in modo sufficientemente esauriente, con la selezione dei pezzi, i significativi aspetti della prismatica personalità musicale di Zappa, in questo caso dovendosi districare nella maestosa e imbarazzante corporatura della sua produzione artistica.
A cominciare dal suo humour, superbo, raffinatissimo, pur nella sua schiettezza, al punto tale da indurre il sospetto di una implicita “cifratura”, humour del quale è stato, insieme ad altro, un maggiore contribuente nel Novecento per la sua definitiva introduzione nell’estetica musicale; e poi il solismo originale, la orchestrazione, la conduzione, l’ardimento compositivo, la liricità, la varietà di linguaggi, il tutto nel segno di quella immanente visionarietà totalizzante.


 

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