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A Love Supreme - Un affare di famiglia

Scritto da Alberto Arienti Orsenigo on . Postato in Articoli

A Love Supreme, il leggendario capolavoro di John Coltrane, che quest'anno compie 50 anni, è sempre stato poco ripreso da altri musicisti, forse per paura del confronto con l'originale, forse per la consapevolezza di avere poco da aggiungere. Uniche eccezioni importanti le famiglie Coltrane e Marsalis.

Il motore della prima è la vedova Alice che già nel 1972 fece fare salti sulle sedie a tutti gli ammiratori del marito, quando pubblicò il disco World Galaxy, con una versione a dir poco imbarazzante (per fortuna ridotta), dove si privilegiava il messaggio mistico a quello musicale del marito. Ci furono molti che s'indignarono e accusarono Alice di bassa speculazione e la cosa poi scemò come l'interesse per i messaggi spirituali della vedova.
Passano gli anni e la signora diventa la guida artistica del figlio Ravi, che suona il sax tenore come il padre. Questa situazione edipica che potrebbe demolire chiunque viene gestita positivamente, visto che nel 1987 madre figlio presentano in concerto l'intera suite al Warsaw Jazz Jamboree. esiste un bootleg che testimonia l'esibizione. Ravi segue diligentemente le orme del padre con una buona padronanza delle strumento ed una notevole disinvoltura, Alice al piano fa la sua parte con competenza e Roy Haynes sigilla il tutto con la sua classe immensa.
Un anno dopo, Elvin Jones e McCoy Tyner, che un po' di famiglia lo sono sempre stati, omaggiano il vecchio amico in una serata in suo onore con l'aiuto di Freddie Hubbard e Sonny Fortune, e ripropongono la suite in una versione ridotta ed un po' affrettata, mancante tra l'altro del salmo finale. Fortune sembra un po' incerto su come muoversi nell'improvvisazione, mentre Hubbard si affida al suo piglio da hard bopper per condurre un assolo grintoso ma un po' superficiale. L'omaggio a John funziona meglio negli altri brani della serata.
Nel 1992 ancora Elvin ed ancora a Tokyo (c'entrerà la moglie giapponese?) presentano un nuovo omaggio a Coltrane. Il disco tratto dal concerto verrà pubblicato a nome Elvin Jones Special Quartet - Guest Wynton Marsalis, ma in realtà è il contrario, visto che gli altri due musicisti sono Marcus Roberts (piano) e Reginald Veal (basso), usuali collaboratori del trombettista. L'interpretazione di Wynton è molto intensa e concentrata e riesce a far superare in fretta il leggero spiazzamento iniziale del cambio di strumento.
Nello stesso anno, Ravi Coltrane, evidente immune da complessi edipici, riaffronta Love Supreme in un concerto assieme al fratello Orayan al sax alto. Vengono riproposti ancora una volta solo le prime due parti ed al pianoforte la madre Alice sostituisce il titolare Luis Perdomo. Una buona versione senza particolari ricerche di atmosfera, più impegnata forse a compiacere il pubblico con una esecuzione abbastanza aggressiva.
Finalmente nel 2003 viene riproposta tutta la suite e con lo strumento giusto. C'è ancora di mezzo la famiglia Marsalis ed è ovviamente Branford ad impegnarsi nell'impresa documentata da un dvd che riprende un concerto olandese. Il gruppo è completato da Joey Calderazzo (p), Eric Revis (b) e Jeff "Tain" Watts(d) e il risultato è di notevole interesse per l'impegno e la concentrazione di tutti i musicisti. Un'esecuzione che non aggiunge molto di nuovo ma che ripercorre le vecchie orme con sagacia e perizia.
Un anno dopo Wynton Marsalis ci sorprende con una versione per orchestra eseguita con la Lincoln Center Jazz Orchestra. Un arrangiamento ben costruito con assoli più che buoni, che fa venire la voglia si sentire una versione un po' più spregiudicata, sempre per orchestra.
Aspettiamo qualche volenteroso che abbia la voglia di farlo, magari Maria Schneider?


 

 

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