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Takuya Kuroda "The Beat Of The Rising Sun"

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Recensioni Cd

Con la pubblicazione del nuovo album del trombettista giapponese Takuya Kuroda, la Blue Note mostra di puntare in maniera molto decisa su questo giovane artista, e dopo alcuni attenti ascolti possiamo affermare che la grande label ha avuto ancora una volta ragione e Kuroda si appresta a diventare una stella nel panorama jazzistico internazionale. 

"Rising Son" è un album gustoso, dai sapori e dalle tinte forti, che mescola con nonchalance molte delle nuove tendenze della musica black fondendo jazz, hip hop, r&b, soul, il tutto sostenuto da una vibrante ritmica afro-beat affidata ad un'eccellente sezione ritmica composta dal tastierista Kris Bowers, dal bassista elettrico Solomon Dorsey e dal batterista Nate Smith.
Può in effetti sembrare strano che un artista nipponico (di Kobe) diventi un epigono di Fela Kuti (il grande artista nigeriano, tra i fondatori dell'afro-beat), ma Kuroda è stato per anni tra i componenti del gruppo newyorkese Akoya Afrobeat, ed ha riflesso in maniera vivida questa sua esperienza in "Rising Son".
Ed è proprio la title-track, che apre l'album, un ottimo esempio di afro-beat aggiornato e calato nel contesto attuale. Il pezzo segna il passo alle selezioni successive; la tromba di Kuroda, in coppia con il trombone di Corey King, impostano la melodia su un letto di suoni elettronici da parte delle tastiere di Bowers, sostenuti da una ritmica incessante ed ipnotica. Il pezzo seguente è "Afro Blue" che viene resa in modo spettacolare, mantenendo lo stesso andamento ritmico del brano precedente, ma sciorinando prodigiosi interventi solistici di tromba, Fender-Rhodes, trombone e sopratutto della chitarra del grande Lionel Loueke che lascia il suo marchio indelebile di africanità all'incisione.
L'altro grande ospite che impreziosisce l'album è Jose James (peraltro produttore dell'intero lavoro), che mette la sua bellissima voce baritonale a disposizione di un'emozionante versione di "Everybody Loves the Sunshine", una delle due cover tratte dal songbook di Roy Ayers, un moderno R&B che potrebbe benissimo far parte della raccolta "Black Radio" di Robert Glasper. "Green and Gold", la seconda cover di Ayers, mette invece in evidenza la notevole padronanza tecnica di Kuroda, il cui playing rievoca grandi trombettisti hard-bop ed in particolare il Lee Morgan più ritmico e lo stesso ecclettismo di Donald Byrd.
Notevoli i due pezzi posti in chiusura dell'album: "Sometime, Somewhere, Somehow" dedicata al nonno scomparso recentemente e l'ipnotico "Call", che mettono in evidenza anche la padronanza di Kuroda nell'eseguire le ballads.
"Nessuno suona come Takuya," dice Jose James. "Il suo tono, il calore e la maggior parte di tutta la sua narrazione mi hanno ispirato per anni. La sua scrittura è piena di sentimento, moderna, e riesce apparentemente senza sforzo a colmare il divario tra jazz e soul, e tra la storia e il domani".

VALUTAZIONE ****