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Pat Metheny Unity Group - Kin

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Recensioni Cd

Il Pat Metheny "Unity" ingloba integralmente il quartetto nella nuova formazione sostituendo Lyle Mays con l'innesto di Giulio Carmassi, uno straordinario multi-strumentista e cantante italiano, per diventare "Unity Group", nella pubblicazione del nuovo album, "Kin". 
"Kin è una grande parola. Non si usa più tanto", ha detto Metheny in una recente intervista. "Implica discendenza, famiglia e connessione e così via, quella specie di sintonia che si accorda con il mio senso di unità e di tutto il resto."

L'intera formazione è costituita da formidabili musicisti, grandi professionisti al servizio di uno dei più talentuosi e generosi leader contemporanei. Tutti sono al meglio delle loro possibilità, dalla potente e risoluta sezione ritmica, una delle più brillanti in circolazione, ai fiati di Chris Potter, l'ago della bilancia che permette alla band grazie alla sua voce originale di disincagliarsi dalle secche della fusion più consumata. 
"Direi che, della sua generazione, sia uno dei due o tre più grandi sassofonisti del pianeta in questo momento” ha detto Metheny.
Di Carmassi basti dire che nell'album suona 11 strumenti diversi, ed è sempre presente per suggerire, ricamare, incalzare e arricchire le trame scritte da Metheny.
"Sembrava adatto per quello che stavo cercando, in quanto lui è un ragazzo molto talentuoso che può fare un sacco di cose diverse. Lui principalmente è davvero un buon pianista, ma è anche un buon cantante, e suona un po' di strumenti diversi. Non avevo bisogno di un altro solista, quello che mi serviva era un musicista solido che riuscisse a fare un sacco di cose diverse. E questo è il tipo di ruolo che Giulio offre."
Il ruolo del solista è riservato a Potter e al leader che si alternano o si sovrappongono con la consueta mirabile perizia. Del Metheny compositore bisogna rimarcare le molteplici fonti di ispirazione ed il cammino incessante verso nuove soluzioni sempre più complesse e variegate tra melodie accattivanti, spinte minimaliste, colonne sonore per film immaginari, e, di conseguenza forme sempre più allungate.
"Avevo pensato di fare un genere di cose più lussureggianti e armonicamente dense, come avevo fatto in vari altri gruppi ed ho pensato, bene, perché non può che essere parte di questo lavoro?
Ne deriva che l'album è un opera assolutamente bilanciata tra i riferimenti ambientali storici del PMG e le nuove istanze. Fin qui le abbondanti note positive. Ma, a mio parere, non è tutto oro quello che luccica e spesso la sovrapposizione degli strumenti e la complessità degli arrangiamenti danno una palpabile impressione di pesantezza e allora affiora la stanchezza del deja-entendu. 
Non è un caso che il brano più incisivo ("Born") è anche il più semplice: una ballata che evoca le atmosfere di "Missouri Sky", l'album in duo con Charlie Haden, dove Pat espone il bellissimo tema e successivamente Potter ne ricama un controllato ma incandescente e lirico solo.
Troppa carne al fuoco ? A mio parere è cosi', e aggiungo che erano più digeribili tempi più corti e forme più aperte ad un vero e continuo dialogo tra i solisti.

V A L U T A Z I O N E : * * *

 

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