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Fats Waller Revisited

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Recensioni Cd

Il pianista Jason Moran ha appena pubblicato "All Rise: A Joyful Elegy for Fats Waller", un lavoro in collaborazione con la cantante Meshell Ndegeocello che prova a rileggere la musica del leggendario compositore, pianista e intrattenitore Fats Waller come una moderna festa da ballo.


All RiseNono album, targato Blue Note, per il formidabile Jason Moran, "il pensatore più provocatorio del jazz attuale" secondo il magazine Rolling Stone, che non finisce di stupire con questa rilettura in chiave decisamente modernista, della leggenda del jazz degli anni '30 Fats Waller, anch'egli ai suoi tempi considerato, a suo modo, un innovatore provocatorio.
All Rise è il culmine di un progetto che nacque sul palco ad Harlem, con il titolo di "Fats Waller Dance Party". Nel 2011, quasi un anno dopo che Moran fosse nominato MacArthur "genius fellow" e più o meno nello stesso periodo in cui fu nominato Consulente Artistico per il Jazz at the Kennedy Center di Washington, l'Harlem Stage Gatehouse di New York chiese a Moran, residente per lungo tempo ad Upper Manhattan, di creare un omaggio al maestro dello stride di Harlem, come parte della sua serie "Harlem Jazz Shrines".
Moran naturalmente non si accontenta di celebrare il grande maestro dello stride, ma prova a ricostruire completamente il ben noto songboook di Waller, attraverso una sua personale storia della "black music" che comprende stride, jazz straight ahead, soul, rhythm and blues, fino naturalmente alle nuove tendenze del moderno R&B ed hip hop.
Il risultato è un album estremamente godibile, direi anche divertente, che però non appare mai banale ed è disseminato di elettrizzanti momenti solistici, specie da parte di un Moran particolarmente ispirato al piano ed al Fender, accompagnato dal suo trio Bandwagon, che include il bassista Tarus Mateen e il batterista Nasheet Waits, oltre che da una band di fiati composta dal trombettista e cantante Leron Thomas, il trombonista Josh Roseman ed il sassofonista Steve Lehman che, con l'aggiunta del batterista Charles Haynes, riesce a tratti ad infondere anche echi di New Orleans, specie nella trasposizione hip-hop di Ain’t Misbehavin’, arrangiata in maniera notevole in modo da mettere in evidenza il sound del Fender.
Moran poi assegna il ruolo di vocalist alla diva dell'hip-hop Meshell Ndegeocello, che lo esegue in maniera più che confacente, apportando all'intero progetto un tocco di sensualità, grazie alla sua caratteristica voce "sospirata" e modernamente black.
E' indubbio che ascoltare un classico come Ain’t Misbehavin’ in formato hip-hop possa avere un effetto straniante, specie ad orecchie più "conservatrici", ma non avrebbe avuto molto senso che Moran l'avesse riproposto in formato identico a quello di oltre ottant'anni fa; un ascolto più attento ed a mente aperta, però permette di apprezzarne il carattere gioioso non molto differente poi dall'originale, e che comunque pare avere un senso all'interno di un album molto stimolante e che tenta costantemente di sorprendere.
Sono numerose le chicche sparse all'interno di questa collezione, da Yacht Club Swing in un divertente e tumultuoso ritmo afrobeat, a Two Sleepy People una canzone lussureggiante e romantica, eseguita da grande "crooner" da Leron Thomas, o The Joint Is Jumpin’ un bollente pezzo soul/funky dove la Ndegeocello è accompagnata da Lisa E. Harris, o ancora al sofisticato Ain't Nobody's Business, un R&B decisamente "glasperiano".
Eccellenti anche le riproposizioni di altri due classici: la "boppistica" Honeysuckle Rose, con in evidenza ancora Leron Thomas, questa volta alla tromba, e soprattutto Jitterbug Waltz, allo stesso tempo dolente e sognante, in cui si apprezza soprattutto il bell'assolo del sax di Steve Lehman.
Superlativi sono poi i tre pezzi, che personalmente prediligo, in cui Moran, in trio o solo, prende il mano il pianoforte e dà un saggio del suo enorme virtuosismo: la breve Lulu’s Back In Town, nel quale porge il suo omaggio ad un'altra delle sue grandi influenze, Thelonious Monk; il sensazionale "solo" di Handful Of Keys, dove un Moran da urlo ci consegna uno stride in versione "dark", che dopo essere partito in maniera gioiosa, si avventura in una oscura discesa negli abissi, fino a raggiungere un punto immaginario in cui Fats Waller incontra Cecil Taylor, prima di riemergere alla luce; ed infine una "convenzionale", ma non per questo meno bella, fusione tra due classici come Sheik Of Araby e I Found a New Baby, così ricca di swing da apparirmi come il pezzo che maggiormente cerca di restituire le sonorità "walleriane"; un medley che chiude un album scintillante che si appresta a diventare uno dei "must have" dell'anno ed una delle riletture di classici più originali e stimolanti.


 

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