Stampa

Barron e Holland sublimano l"Arte della Conversazione"

Scritto da Riccardo Facchi on . Postato in Recensioni Cd

Impulse! Records pubblicherà il prossimo 14 ottobre di "The Art of Conversation", una registrazione in duo di Kenny Barron e Dave Holland. L'album è il risultato di una collaborazione nata durante una tournée nel 2012. L'uscita dell'album coinciderà con una nuova serie di concerti che toccherà anche l'Italia nel mese di novembre.


The Art of ConversationRecensire un disco di due giganti della scena jazz contemporanea, ormai in età avanzata, come Kenny Barron e Dave Holland, potrebbe essere sin troppo facile e difficile allo stesso tempo. Facile, per il fatto che, in un certo senso, si va sul sicuro, entro cioè i riferimenti consolidati e rassicuranti dell’ortodossia jazzistica e nella grandezza della sua ormai lunga tradizione. Difficile, perché il rischio è quello di sottostimare l’insito valore artistico di certi progetti musicali, utilizzando superficiali e generiche categorie per descrivere sommariamente la musica che si sta ascoltando, con termini abusati, come “mainstream”, per molti divenuti (erroneamente) sinonimi quasi dispregiativi, indicativi di un linguaggio jazzistico risaputo, per lo più obsoleto e implicitamente giudicato ormai artisticamente sterile.
Niente di più falso e fuorviante, a mio modesto avviso, in un modo di pensare oggi intorno al jazz in quei termini “evolutivi” che in verità corrispondono poco alla peculiarità nella quale questa musica è sempre progredita, ossia quella del rinnovamento progressivo, con un occhio e un orecchio sempre attenti alla propria tradizione, in un modo peraltro tipico delle culture orali. Anteporre cioè nel giudizio critico la questione di metodo (ossia la valutazione pregiudiziale dell’ambito linguistico nel quale intendono muoversi i musicisti) su quella di merito (cioè il risultato musicale prodotto dagli stessi), rischia di rivelarsi fuorviante e foriero di discrete cantonate.
Sarebbe come chiedere ad un grande ritrattista o paesaggista di fare dell’astrattismo per esprimersi. Oppure, chiedergli perché ha utilizzato tutte le sfumature del blu, quando magari andrebbe molto più il rosso. Non so se sono riuscito a spiegarmi, con questi semplici esempi, ma il preambolo serve a dire in termini estremamente lineari e diretti che, al di là delle classificazioni e degli ambiti preferenziali di ciascuno, il livello della musica prodotta dal duo è elevato e rasenta per certi versi la perfezione, in termini di equilibrio tecnico-espressivo e indipendentemente dalle scelte estetiche o formali fatte dai musicisti.
Kenny Barron nella sua discografia presenta già diversi notevoli duetti piano-basso, basti citare quello con Buster Williams (“Two as One” - Red Records), o quello con Charlie Haden (“Night and The City” - Verve) e in questo “The Art of Conversation”, appena edito dalla nuova Impulse! negli U.S.A. e di prossima pubblicazione in Europa, si conferma a proprio agio in tale contesto, suonando da par suo, con l’eleganza e la raffinatezza che ben gli conosciamo, ma la vera sorpresa positiva del disco è la prestazione maiuscola di Dave Holland, che sia in termini di accompagnamento che di solismo, raggiunge vertici musicali ed espressivi non così frequentemente toccati in carriera.
Nessuno certo ha mai dubitato delle sue doti tecniche e della sua sapienza musicale: suono del contrabbasso e cavata eccezionali, quasi inconfondibili, ma è proprio sul piano espressivo e della costruzione dei soli che Holland sembra in particolare eccellere. Si ascolti in questo senso la sua prestazione in “Rain”, ma ne è solo un esempio, abbastanza conforme a tutti i brani proposti.
Pare ben curioso che questo superbo musicista, che in carriera ha percorso pressoché tutti gli stili del jazz moderno, sino alle avanguardie più spinte, stia ripiegando man mano verso una ortodossia jazzistica che a taluni, dotati di filtri ideologici e forse anche di ceralacca alle orecchie, parrà sfiorare il conservatorismo o persino la più retriva reazione musicale, ma che invece personalmente trovo scelta molto comprensibile, oltre che significativamente adeguata.
Questi due indiscussi maestri del jazz hanno iniziato ad esibirsi insieme come duo in tutta Europa e negli Stati Uniti nel 2012 e la primavera scorsa si sono esibiti anche in Italia al Torino Jazz Festival, riscuotendo grande apprezzamento (come già segnalato dalla recensione sul nostro portale del concerto). Una di queste esibizioni, quella al “Jazz à la Villette” a Parigi nel settembre 2012, ha catturato l'attenzione di Jean-Philippe Allard, produttore e Amministratore Delegato della rinnovata Impulse!, incoraggiando Barron e Holland al fine di documentare in studio il loro profondo rapporto artistico.
L'album risultante è una vetrina delle loro individualità e del loro ingegno musicale ben miscelati. Holland contribuisce con quattro sue composizioni - "The Oracle", "Waltz for Wheeler," (brano magnifico e dedica oggi quanto mai appropriata, vista la recentissima scomparsa del grande trombettista canadese), "In Your Arms" e "Dr. Do Right", mentre Barron offre tre suoi originals: "The Only One", "Rain", e "Seascape”. Il repertorio è integrato con l’interpretazione di "In Walked Bud”, di Thelonious Monk e una fresca versione di “Segment", brano non frequentatissimo di Charlie Parker e qui prontamente riscoperto. Conclude il disco l’immortale "Day Dream", uno dei tanti capolavori nel book di Billy Strayhorn e Duke Ellington.

VALUTAZIONE: * * * * 1/2

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna