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Eric Revis - In Memory Of Things Yet Seen

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Recensioni Cd

Terzo album da leader per il bassista Eric Revis, che per l'occasione si avvale di un quartetto composto dal batterista Chad Taylor, da Bill McHenry al sax tenore e Darius Jones al sax contralto con cui compone un gruppo omogeneo e ben assortito dove la sezione ritmica è perno e fulcro per le tirate free-boppeggianti e dalle tonalità acidule dei sassofoni. 


In Memory Of Things Yet SeenEric Revis non è un nome che facilmente si può trovare su copertine di magazine patinati eppure nella sua ormai già lunga carriera è stato a lungo colonna portante ed ha inciso ben nove album con il gruppo di Brandford Marsalis e, grazie all'etichetta portoghese Clean Feed, giunge al suo terzo compact disc come leader. Dopo Parallax (2012) con Jason Moran, Ken Vandermark e Nasheet Waits e City of Asylum (2013) in trio con Kris Davis e Andrew Cyrille ecco questo vibrante e tonico "In Memory of Things Yet Seen".
La formazione è imperniata su un quartetto completato dal dinamico Chad Taylor e da due fiati diversi e complementari: il solido tenore di Bill McHenry e l'alto spregiudicato di Darius Jones. Un gruppo omogeneo e ben assortito dove la sezione ritmica è perno e fulcro per le tirate free-boppeggianti e dalle tonalità acidule dei sassofoni. Anche a livello compositivo Revis dimostra una maturità ed una modernità ragguardevoli: temi spesso impregnati da una struttura o da riff di natura blues o hard bop che prontamente si aprono a paesaggi liberi e privi di confini, sorretti da un martellante apporto ritmico.
Non è affatto casuale il lungo percorso artistico di Revis, conosciuto nei primi anni 90' come accompagnatore nel gruppo della splendida cantante Betty Carter, e che oggi invece collabora sia con Marsalis che con Vandermark e Brotzmann. Una visione della musica afro-americana a 360 gradi, che ingloba la tradizione nel cercare nuove piste e nuovi panorami.
Tredici i brani contenuti nell'album, due (Hits e FreeB) sono improvvisazioni in sala di registrazione, uno è pescato nel repertorio di Sun Ra (Shadow World ); The Tulpa Cronicles viene sviluppato in 3 riprese differenti per ciascuna voce strumentale, gli altri , spesso impregnati di blues, riportano alla mente le atmosfere dei grandi quartetti pianoless, dal sanguigno gruppo di Ornette Coleman alle raffinate atmosfere di Conference of the Bird di Dave Holland .
In due brani compare anche il sassofono di Brandford Marsalis a disegnare un quadro di iterazione tra voci forti e contrastanti. Le composizioni sono giocate su sfumature e contrapposizioni: energia, diversità di temperatura e di intensità disvelano un gruppo palpitante, crudo e diretto. Un suono che demarca, una formazione da tenere in grande considerazione.

VALUTAZIONE: * * * *


 

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