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Stefano Bollani: Joy In Spite Of Everything

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Recensioni Cd

Nove nuove composizioni e due giorni all'Avatar Studios di New York con un quintetto inedito, che vede per la prima volta Stefano Bollani, affiancato dai fedeli Jesper Bodilsen e Morten Lund, incontrare Bill Frisell e Mark Turner. Queste le premesse di un album che fin dal titolo, "gioia nonostante tutto", si pone come un'opera particolarmente significativa e originale nella carriera del pianista italiano.

Abituati alla esuberanza e all'istrionismo del nostro, che sopratutto dal vivo spesso debordano in un accomodante spettacolarizzazione del notevole talento, in questo album Stefano mette la creatività e la fantasia al servizio delle composizioni e dei musicisti.
Ne deriva un album riuscito, che mette in mostra il notevole talento del Bollani compositore e musicista, solista enciclopedico ed accompagnatore di rara sensibilità, ben sorretto dal talento e dalla istantanea intesa con Frisell e Turner e dall'affiatata sezione ritmica.
Il chitarrista si inserisce con naturalezza nel gruppo, ed è pregevole la bravura nel non invadere il terreno del pianista lavorando sugli accordi e mantenendo la doppia funzione di solista e accompagnatore. Teddy, il brano che Bollani descrive nelle note di copertina come ispirato da Teddy Wilson, è una magnifica cavalcata in duo su linee oblique e telepaticamente convergenti sul tema, prodezze in ambito piuttosto lontano dal musicista ispiratore ma assolutamente godibili e pregnanti.
L'album si apre con le note calipso di Easy Healing, un tema cantabile e gioioso che vede il quintetto concentrato e frizzante, dove perfino il solismo solitamente concettuale di Mark Turner, un sassofonista che assomiglia solo a se stesso, si scioglie in un lirismo contagioso.
Probabilmente però il miglior Turner è quello che si ascolta nei 12 minuti di Vale, un tema meno immediato ma che nel suo sviluppo permette al sassofonista di esprimere tutto il suo formidabile valore, ben supportato da un intenso Bollani e dal solito magnifico Frisell.
Ismene è una ballata suonata in quartetto, con la chitarra che riluce e la sezione ritmica che spinge, mentre Bollani è maestro nell'aggiungere linee di colore e riempire gli spazi con gusto e proprietà.
Tra gli altri brani spicca Alobar e Kudra, un sensibile e delicato ritratto latineggiante in trio, mentre No pope no party ricama su linee boppeggianti.
Se il talento, davvero notevole, di Bollani non è mai stato in discussione, le sue prove discografiche non sempre dello stesso livello, con questo nuovo album aggiungono un'opera riuscita e di alto spessore.

VALUTAZIONE : * * * *


 

Commenti   

#1 Piero De Angeli 2014-09-13 12:11
Ancora una volta Bollani riesce ad emozionarmi con la sua musica musica!
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