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Tante Voci Per Oran

Scritto da Alberto Arienti Orsenigo on . Postato in Recensioni Cd

Oran Etkin è un giovane multistrumentista israeliano trapiantato in America molto efficace al clarinetto, clarinetto basso e sax tenore. Il terzo album appena uscito "Gathering Light" (Motema Music) è una viaggio per il mondo, fatto in modo brillante ed a tratti sorprendente.

Le tante voci sono quelle degli strumenti di Etkin, ma anche le diverse ispirazioni etniche: dalla musica indonesiana a quella giapponese, dal folklore della sua terra natale ad influssi africani.
Ritmi molto vari e sonorità affascinanti, atmosfere coinvolgenti ottenute con mezzi abbastanza ridotti. Il variare degli strumenti suonati da Oran è certamente un plus, ed è sempre un piacere sentire suonare così bene il clarinetto basso. Gli altri due strumenti sono comunque suonati con la stessa perizia, anche se il sassofono è il meno impiegato ed usato spesso per colorare l'atmosfera.
Gli aspetti più interessanti di questo disco sono la sua eleganza, priva di affettazioni calligrafiche, e la sua semplicità che non scade mai nel banale.
Poichè Oran ha anche un'attività didattica infantile (insegna musica a dei bambini in una scuola specifica), mi viene spontanea l'idea che la sua capacità ad arrivare all'essenza della musica senza troppi artifici, derivi anche questa esperienza.
I brillanti musicisti che l'accompagnano in queste incisioni sono il bassista Ben Allison, il batterista Nasheet Waits ed il chitarrista del Benin Lionel Loueke. In alcuni brani si aggiunge il trombonista Curtis Fowlkes dando vita così a dei dialoghi molto efficaci.
Entrando in un rapido esame dei brani, "Gambang Suling" è un arrangiamento di una canzone popolare indonesiana, “Taxi Dance” è per quintetto ed impegna Nasheet Waits in continui cambi ritmici mentre clarinetto e chitarra oscillano tra passato e presente con disinvoltura. “Shirim Ad Kan” è una canzone israeliana che consente ad Oran di mostrare tutta la sua perizia sullo strumento, creando una bella atmosfera d'intimità; "Gratitude" richiama invece ritmi e voci africane con Lionel Loueke che suona la chitarra come fosse una kora, oltre che cantare. In "Takeda" il gruppo rilegge la tradizione giapponese secondo canoni blues, mentre "All I Really Want To Do Is Dance", nato come lavoro per i bambini, utilizza una modalità seriale a nove note che gli fu insegnata dal compianto Yusef Lateef.
In "Scattering Light" Oran passa al sax tenore per una prestazione elegante e rilassata ma senza grandi sorprese che lascia spazio ad un buon assolo di chitarra; "Tony's Dance" è più focalizzato sul jazz attuale, con una trama ritmica più spezzata, mentre "Der Gasn Nign" sembra rileggere il folk israeliano sotto una pianta di magnolia a New Orleans. Cambiamo taxi per ammirare un interessante assolo di chitarra distorta che culmina in un dialogo clarinetto-trombone (“Guangzhou Taxi”) e terminiamo il viaggio ancora a New Orleans per un " When It's Sleepy Time Down South" per il vellutato sussurro del clarinetto basso.
Viaggio piacevole, vario e stimolante e senza bisogno di tanti effetti speciali.