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Captain Black Is Back!

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

Il trentottenne pianista di Philadelphia Orrin Evans tocca con “...It Was Beauty” il punto più alto della sua carriera, confermando in pieno tutte le impressioni ed aspettative suscitate in un percorso musicale pregevole e corposo (stiamo parlando della ventesima incisione come leader!).

In quest'ultimo lavoro per la meritoria etichetta Criss Cross, che lo segue dagli esordi risalenti a diciassette anni fa, l'arte del trio jazz pianistico riluce con una tale autorevolezza in ogni contesto espressivo da lasciare spazio a pochi dubbi: siamo di fronte a un musicista di livello assoluto, animato da un'urgenza e dotato di una fermezza d'intenti che rimanda ad altre (gloriose, ed amate) età del jazz.  
“...It Was Beauty” parte con un tempo veloce che è anche una flagrante dichiarazione politica: “Black Elk Speaks” è un titolo firmato dal bassista Eric Revis che rende omaggio alla tragica epopea dei nativi americani citando sapientemente il celebre libro di John Neihardt pubblicato in Italia da Adelphi e che contiene storiche trascrizioni biografiche di Black Elk. (Alce Nero Parla, Vita di uno stregone dei Sioux Oglala messa per iscritto da John G. Neihardt ). 
L’accostamento col pezzo successivo suona spontaneo, le radici afroamericane vengono celebrate dal nostro con “African Song” di Bill Mc Henry, un'esotica composizione dall’incedere circolare che in qualche modo paga pegno ad Abdullah Ibrahim e ad altri eroi della Black American Music. 
E' infatti così che Orrin Evans vuole venga chiamata la sua musica, anziché genericamente “Jazz”, ed a tal proposito va ricordato come il nostro sia tra i maggiori sostenitori del cosidetto BAM Movement, e di come le sue dichiarazioni pubbliche e sui social, non esenti da dosi massicce di provocazione intellettuale, abbiano suscitato una vasta eco e discussioni oltre oceano. 
L'album mantiene una sua stringente coerenza pur variando continuamente i mood espressivi (ed i bassisti, ben quattro), la concezione avanzata delle composizioni trova il suo apice in un original a firma del leader, “Commitment” con un secondo contrabbasso che si aggiunge al trio, mentre “Blues Connotation” viene pescata con sommo gusto dal repertorio di Ornette Coleman e calata in un danzante groove percussivo.
L'esecuzione della relativamente poco battuta “Rockin' Chair”, song del '29 di Hoagy Carmichael, merita una sottolineatura vivida perchè raramente capita di ascoltare una ballad così toccante, rallentata a dismisura per cinque minuti di lenta, straniante bellezza alla quale è impossibile rimanere immuni. L'intensità della bellezza. 
Perchè, ci ricorda Evans, non fu l'aereo che uccise King Kong; a toccare il cuore della bestia non furono i missili ma...fu la bellezza.

 

 

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