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Fuoco sul velluto, Joshua strikes again

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

Il chitarrista 59enne Joshua Breakstone appartiene a quella schiera di musicisti largamente sottovalutati che spendono la loro intera vita nel jazz, fottendosene delle mode del momento e forgiando la propria disciplina al fuoco dello studio, alla ricerca di un proprio modo specifico di esprimersi, sempre a caccia di bellezza e verità in musica, immersi mani e piedi nella tradizione jazzistica più vera.

A ben guardare, come schiera, non è che sia poi così folta, decenni di approssimazione e narcisismo non son passati invano, ma chiudiamo qui l’inciso senza allontanarsi da Joshua Breakstone che approda con quest’ultima opera, pubblicata dall’ottima Capri Records, al suo ventesimo disco da leader per il quale assembla un classico trio chitarristico cui aggiunge, in quattro degli otto brani, una leggenda quale Mike Richmond, splendido violoncellista sebbene sia ricordato quasi esclusivamente tra i grandi bassisti (per dirne una: sostituì niente meno che Charles Mingus nella Mingus Dinasty tra l’80 e l’85). Il guitar-trio è completato dal fedele bassista Lisle Atkinson e da un’altra leggenda del jazz alla batteria, un musicista conosciuto da tutti per i numerosi lavori con Bill Evans ma anche con una lunga e proficua collaborazione con musicisti italiani, ovvero Eliot Zigmund.
“With the Wind and the Rain”, prova di soffusa eleganza, testimonia uno stile squisitamente formatosi negli anni ed è un ottimo modo, per chi ancora non lo conoscesse, di avvicinare l’arte del chitarrista, che marchia l’incisione con il suo tipico approccio solistico single-note à la Grant Green lasciando ampio spazio di movimento ai suoi musicisti fin dalla prima traccia, in cui Richmond si mette in mostra con un misurato ed eccellente solo al cello nel medesimo stile.
Già una ventina d’anni fa, ed a scanso di equivoci, Breakstone pagò pegno al lascito di Green con un album a lui interamente dedicato (Remembering Grant Green – Evidence) e ancor oggi rimane quella l’influenza stilistica più evidente nell’eloquio postboppistico del leader, che si è però sviluppato in maniera assai sofisticata e non va assolutamente considerato come meramente derivativo, anzi, si può ben dire che ora il suo stile brilla per concretezza ed autenticità mostrando, ad esempio, vette di lirismo nelle ballads, come si può apprezzare nella cristallina interpretazione dello standard “The Very Thought Of You”, brano del ‘34 riletto in modo superbo, in trio.
Di gran pregio l’intera scaletta dalla quale sottolineiamo il ripescaggio di un fine tema di George Cables, “I Told You So”, la proposta di “Visitation”, pezzo di Paul Chambers che diede il titolo ad un album con Coltrane, accanto a “La Villa” spettacolare composizione a tinte latine di Kenny Dorham (1955) che lancia Breakstone in assoli ispirati e sempre molto pertinenti, con felici citazioni incrociate in un solido dialogo con i tamburi di Eliot Zigmund.
Qualcuno, anni fa, con sintetica precisione, parlò della musica di Joshua come di “Fire in Velvet” un fuoco che continua tranquillamente ad ardere avvolto in un velluto dagli intarsi sempre più pregiati.

 

Commenti   

#2 fabio ch. 2014-12-06 12:20
Joshua, it's a great pleasure to read your comment in our JazzMagazine.
Thanks for your kind words and for your fantastic music...
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#1 Joshua Breakstone 2014-12-03 14:38
I can't read it- but I think I like it! Thanks.........
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