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Miles at the Fillmore - Miles Davis 1970: The Bootleg Series, Vol. 3

Scritto da Alberto Arienti Orsenigo on . Postato in Recensioni Cd

Come oggetto è bello, ben confezionato con un libricino mica male... L'evento che copre nella sua interezza sono le quattro serate che Miles Davis fece al Fillmore East di Bill Graham, tra il 17 ed il 20 di giugno del 1970 (44 anni fa signori!).

Spiace dirlo che questa esibizione, immortalata originariamente in un album di due vinili diventato subito un disco culto, fosse solo il set di apertura per la star della serata: la cantante folk Laura Nyro, ma si sa come va il mondo...
Per far quadrare il minutaggio finale è stato anche aggiunta una mezz'ora di una precedente serata, sempre al Fillmore, così siamo tutti contenti.
La formazione è ovviamente di tutto rispetto: Steve Grossman, Dave Holland, Jack DeJohnette, Airto Moreira, Chick Corea e Keith Jarrett. Interessante è la presenza dei due tastieristi la cui convivenza durò solo tre mesi.
Questa uscita farà quindi la gioia dei completisti e dei feticisti, non chè di quelli che amano confrontare le varie versioni per costruirci sopra le più svariate teorie, per gli altri sinceramente non so quanto importante lo sia. Perchè in fondo gli editing di Teo Macero, per ridurre il minutaggio ma anche per differenziare le varie facciate, sono ormai parte indissolubile del disco originale, avendone dato la forma definitiva.
Del resto tutto il Davis di quel periodo produceva flussi musicali come un James Joyce del jazz ed a Macero lasciava il compito di trovar loro una forma finale, per fiducia in Teo o per disinteresse non so. Probabilmente per entrambe le cose.
Lasciando ad ognuno la valutazione sull'opportunità dell'acquisto o meno, rimane l'occasione di riascoltare di nuovo questa musica. Devo dire che erano un po' di anni che non l'ascoltavo, almeno con attenzione, e devo dire che sono rimasto stupito per la sua modernità. Fino a pochi anni fa avrei parlato di sonorità un po' invecchiate, ma oggi che si assiste ad un ritorno a queste sonorità, anche questa osservazione è rientrata.
Il gruppo fa una musica vitale, energetica, a tratti feroce; Miles conduce le danze con la sua tromba in maniera un po' luciferina e Grossman s'impegna al massino e con buoni risultati.
I due tastieristi discorrono, litigano, si rincorrono e quando in scena non ci sono i fiati, sembrano volere a tutti i costi finire nei terreni minati del free fino a quando non rientra Miles e li rimette in riga. Interessante quello che una volta aveva confidato Davis in una intervista, su come metteva in conlitto i due, con false dichiarazioni attribuite all'altro, per creare una continua tensione, tensione che si sente anche nella musica.
Mi è capitato di recente di vedere un video del 2013 relativo al gruppo Miles Smiles (Larry Coryell, Joey DeFrancesco, Omar Hakim, Daryll Jones, Rick Margitza, Wallace Roney) che riprende il repertorio del Davis elettrico, nonchè il tributo al Miles elettrico fatto nel 2011 da Herbie Hancock, Wayne Shorter, Marcus Miller (con il giovane Sean Jones alla tromba), e devo dire che gli originali sono ancora più interessanti anche nelle sonorità, oltre che nell'energia e grinta diffuse a piene mani e con una visionarietà un po' folle ed ingenua. E questo mi sembra la cosa più sorprendente.


 

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