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Billy Harper 5tet “The Awakening”

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Tracce perdute

Parigi, 29 gennaio 1979. Pochi giorni prima alcune decine di autonomi hanno messo a ferro e fuoco il quartiere borghese della stazione di Saint Lazàr, lanciato molotov, rotto vetrine, polizia che interviene, sconcerto e fuggi fuggi generale.

Il trentacinquenne Billy Harper, sideman per antonomasia ma con alcuni interessanti album da leader già incisi, entra baldanzosamente in sala d'incisione con quattro giovani musicisti, all'epoca del tutto sconosciuti, quali Everett Hollins alla tromba, Louis “Mbiki” Spears al basso, Horace Arnold alla batteria e un ventitreenne Fred Hersch al pianoforte. A quanto è dato sapere lo studio è prenotato per una sola giornata, le idee sono chiarissime nella mente del leader, basteranno poche ore, e la session originerà una first take pronta da pubblicare. 
Eroe minore di una stagione furibonda del jazz, Billy Harper dimostra, con questa incisione in particolare, di essere uno dei più convincenti e personali epigoni di John Coltrane, la cui luce, da vera stella Nova, stava ancora abbacinando l'intera scena, figuriamoci l'agguerrito tenorista texano, col suo suono pastoso e uno stile cantabile , pronto a lasciare un marchio infuocato, richiamandosi ad un risveglio (“the Awakening”) che ha significati spirituali, politico-sociologici, musicali...in una sola parola: coltraniani.
Il disco è composto da soli tre brani molto estesi, l'opening track che dà il titolo all'intero lavoro, “Soran Bushj – BH” che dura oltre 13' e “Cry Of Hunger”, scritta originariamente per la big band di Gil Evans, che con i suoi ventidue minuti occupa per intero il lato B del Long Playing. 
Billy Harper mette nel suo tenore la rabbia, la poesia e la violenza della sua epoca siglando insieme ai suoi sodali un'incisione che è la summa di tutto il suo lavoro negli anni '60 e '70, dallo studio del modalismo ai temi popolari africani, dalle variazioni armoniche e ritmiche continue ai timbri asiatici, sorretto da una certa vena iconoclasta. Hollins, il trombettista, duetta in simbiosi col leader per lunghi tratti, e rimarchevole è la prova della ritmica cui vengon concessi ampi spazi ed uscite solistiche, da sottolineare in particolare quelle di Fred Hersch in “Soran Bushj – BJ”. 
Un disco scosso da un'urgenza espressiva irrefrenabile, da ascoltare anche oggi - anno di grazia 2014 - formidabili o meno si pensi che siano stati quegli anni.


 

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