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Wayne Escoffery - Vortex

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

Il sax tenore londinese Wayne Escoffery (classe 1975), da molti anni operativo nella Grande Mela, è un fiero rappresentante di un modern mainstream che trae diretta ispirazione da giganti come Coltrane, Dexter, Shorter ecc., in un ambito squisitamente afroamericano. Membro stabile della Mingus Big Band e brillante sideman nei gruppi di Tom Harrell, Wayne approda al suo dodicesimo lavoro come leader, e sceglie anche stavolta al suo fianco il pianista Dave Kikoski, il bassista Ugonna Okegwo e il batterista Ralph Peterson, nomi che sono una garanzia a livello ritmico...


VortexIl sax tenore londinese Wayne Escoffery (classe 1975), da molti anni operativo nella Grande Mela, è un fiero rappresentante di un modern mainstream che trae diretta ispirazione da giganti come Coltrane, Dexter, Shorter ecc., in un ambito squisitamente afroamericano.
Membro stabile della Mingus Big Band e brillante sideman nei gruppi di Tom Harrell, Wayne approda al suo dodicesimo lavoro come leader, e sceglie anche stavolta al suo fianco il pianista Dave Kikoski, il bassista Ugonna Okegwo e il batterista Ralph Peterson, nomi che sono una garanzia mondiale a livello ritmico, e che costringono piacevolmente chi scrive a dolci trasferte per intercettarli quando il quartetto fa capolino in Italia.
Il “Vortice” in cui Wayne ci cala fin dalla prima traccia denota urgenza espressiva e tensione politica declinata con composta rabbia (l’up-tempo “Vortex”) e che si stempera in una sospesa preghiera coltraniana (“Judgment”), ideale intro per “Acceptance”, diabolico riff su brano ritmicamente complesso (15/4), firmato dal drummer ed in cui mostra i muscoli un eccelso Dave Kikoski. La percussionista Jaquelene Acevado aggiunge spezie etniche in tre brani (eccelle “February” di Tom Harrell, dalla sofisticate cadenze latine) senza alterare il mood espressivo dell’incisione, come l’ospitata di Jeremy Pelt (“In His Eyes”) trombettista che condivide con il più canonico Escoffery la stessa visione “black” del jazz di oggi.
Il sax soprano è protagonista dell’ossessivo, oscuro tema “The Devil’s Den”, e chissà che a Mr. Trump non fischino le orecchie visto che è dedicato al suo entourage, mentre il classico quartetto di Trane viene evocato nella curiosa e straniante rilettura di un antico standard, “To The Ends Of The Earth” che si fa via via denso e sulfureo, col tenore che rovescia lava vulcanica, sorretto e magnificamente incitato dalla sontuosa ritmica cui va ascritto gran parte del merito per la perfetta riuscita di questo “Vortex”.

(Courtesy of AudioReview)


 

Commenti   

#1 mario longo 2018-04-26 16:14
Awesome Jazz
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