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Joshua Trinidad - In November

Scritto da Andrea Baroni on . Postato in Recensioni Cd

Joshua Trinidad è un trombettista di 34 anni, nativo del Messico e cresciuto a Denver, Colorado, dove ha compiuto la propria formazione musicale avendo come principale maestro Ron Miles, ed avviato una carriera che lo ha fin qui portato a diverse incisioni a proprio nome fra le quali “Cortege” del 2014, una suite di circa mezz’ora ideata per essere suonata al proprio funerale. Quell’episodio, concepito in solitudine ed in una sorta di auto analisi della propria esistenza fin a quel momento, ha aperto una nuova fase nella vita di Joshua...


In NovemberJoshua Trinidad è un trombettista di 34 anni, nativo del Messico e cresciuto a Denver, Colorado, dove ha compiuto la propria formazione musicale avendo come principale maestro Ron Miles, ed avviato una carriera che lo ha fin qui portato a diverse incisioni a proprio nome fra le quali “Cortege” del 2014, una suite di circa mezz’ora ideata per essere suonata al proprio funerale.
Quell’episodio, concepito in solitudine ed in una sorta di auto analisi della propria esistenza fin a quel momento, ha aperto una nuova fase nella vita di Joshua, spingendolo ad un atteggiamento di maggiore apertura verso le altre persone e consentendogli di apprezzare la vita in modo più pieno, come lui stesso racconta.
Una svolta che lo ha condotto fino a “In November”, disco intriso di profondo lirismo ed intensità spirituale che il suo autore ha esplicitamente voluto dedicare ad una ritrovata identità a qualche migliaio di chilometri da casa e lontanissimo dalle radici del jazz statunitense sulle quali si è formato.
La Scandinavia, ed in particolare la Norvegia, e protagonisti del jazz nordico come Mathias Eick , Nils Petter Molvaer, o Tomasz Stanko, sono stati i principali riferimenti della costruzione del suono di questo disco, a lungo progettato, e realizzato poi con grande immediatezza e velocità insieme al batterista Stàle Liaviz Solberg ed al chitarrista Jacob Young, vecchia conoscenza di casa RareNoise con il trio Interstatic (con Roy Powell e Jarle Vespestad).
“Negli Stati Uniti l’approccio alla tromba è molto machista, dice Trinidad, questa idea che suonare più velocemente, più forte, definisca la qualità di un trombettista mi risulta insopportabile, è come se uno dovesse partecipare ad una competizione sportiva. Quando ho scoperto la musica in Norvegia, mi sono reso conto che non era così ovunque, e da questo modo diverso di vivere lo strumento mi sono sentito estremamente attratto.”
Gli undici brani sono caratterizzati dalle lunghe e profonde emissioni della tromba di Trinidad, cui fa da contraltare la chitarra nervosa e bluesy di Young, e da atmosfere sospese appena increspate dal drumming di Solberg. Fanno eccezione all’assetto descritto alcuni episodi mossi da una inquieta tensione ritmica, come l’inizale “Bedside”, dalla cui forma libera emergono le elaborate progressioni elettriche di Young, o “Feathers”, più orientata ad una dimensione acustica, ed addirittura una propensione cantabile nell’episodio conclusivo “Torreon”, la cui presa melodica emerge nitidamente nonostante le dimesse dinamiche.
Negli altri episodi è protagonista una sorta di ambient jazz che si fa apprezzare per la capacità di suggestione e per il rigore formale (le due versioni del disteso tema di “Bell”, il duetto tromba e chitarra acustica di “Morning light”, i dialoghi in punta di dita della title track, le plumbee atmosfere di “Giske”, località norvegese sede della registrazione), ma, talvolta, corre il rischio della ripetizione.
Con “In November” Josha Trinidad ha certamente trovato il proprio suono, ma forse se ne è innamorato troppo. La prossima volta una maggior varietà, costruita su queste suggestive basi, non potrà che giovare alla sua musica.

 

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