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Francesco Cafiso - We Play For Tips

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

Il nonetto con cui Francesco Cafiso plasma “We Play For Tips” (“suoniamo per le mance”, un invito tipico di New Orleans a riempire il cappello rovesciato con dollari stropicciati o monete sonanti) è una band che meriterebbe il giustificato titolo di “terrific”. Suono potente, coeso, solisti che danno tutto quel che hanno in corpo divertendosi come pazzi, ritmica “black” e swing pulsante in tutte le dieci composizioni firmate dal leader. Certo, chi pensa che le direttrici principali del jazz siano ormai da ricercarsi a Trondheim in Norvegia storcerà forse il naso e guarderà verso altri lidi...


We Play For Tips Il nonetto con cui Francesco Cafiso plasma “We Play For Tips” (“suoniamo per le mance”, un invito tipico di New Orleans a riempire il cappello rovesciato con dollari stropicciati o monete sonanti) è una band che meriterebbe il giustificato titolo di “terrific”. Suono potente, coeso, solisti che danno tutto quel che hanno in corpo divertendosi come pazzi, ritmica “black” e swing pulsante in tutte le dieci composizioni firmate dal leader.
Certo, chi pensa che le direttrici principali del jazz siano ormai da ricercarsi a Trondheim in Norvegia piuttosto che a Monaco di Baviera storcerà forse il naso e guarderà verso altri lidi, questi nove suonano squisitamente “Jazz” (segnaliamo in particolar modo il trombettista Alessandro Presti, il sax tenore e clarinetto Marco Ferri, il pianista e co-responsabile degli arrangiamenti Mauro Schiavone, anche se tutti i musicisti coinvolti meriterebbero ampia consacrazione) e soprattutto swingano senza soluzione di continuità, omaggiando apertamente (“Blo-Wyn”) la figura e l’opera di quel Wynton Marsalis che qualcuno, senza darsi pena di ascoltarlo, vede da decenni come fumo negli occhi.
Registrato durante il festival tenuto nella sua Vittoria, in Sicilia, “We Play For Tips” si riallaccia direttamente a “20 cents for note” l’episodio più brillante dell’articolato, triplo album “3” del 2015, approfondendo quel materiale tematico, allora proposto in canonico quartetto e qui rivisto ed ampliato con una mini Big Band propulsiva ed ironica che mantiene la splendida ritmica del quartetto formata dal bassista Pietro Ciancaglini e dal batterista Adam Pache.
L’ensemble naviga che è una meraviglia evocando felici stilemi “à la Basie” (“16 Minutes of Happiness”, una dichiarazione d’intenti innestata su un aforisma di Giuseppe Bufalino), costeggia reverente il sommo Armstrong degli Hot Seven (“Pop’s Character”) o le band al tritolo che riempivano i ballrooms (“Business of the 30s”).
Episodi che sono anche saggio probante della capacità di armonizzare gli interventi solistici con i “pieni” e con i riff dei fiati in sezione. Incisione fresca e decisamente ortodossa, che conferma la voce del contralto di Cafiso come una delle più vitali dell’attuale scena jazzistica.

(Courtesy of Audioreview)

VALUTAZIONE: * * * *


 

Commenti   

#1 Domenico Alberti 2018-04-21 20:28
Grande Cafiso! Il mio jazzista italiano preferito.
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