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Dick Oatts - Use Your Immagination

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

Non è dato sapere quanto al compositore e sassofonista contralto (ma se la cava egregiamente anche al tenore e al soprano) Dick Oatts interessi lo spotlight della ribalta, i titoli dei magazine, i peana di “studiosi” della materia proni da lustri sul proprio ombelico, o quant’altro. Non è dato saperlo, a occhio ritengo ben poco, e nel mettere sul piatto questa nuova opera del direttore della Vanguard Jazz Orchestra tengo bene a mente che ogni volta che ho avuto l’onore di ascoltarlo dal vivo -e su disco!- ne sono uscito arricchito e totalmente appagato...


Use Your ImmaginationNon è dato sapere quanto al compositore e sassofonista contralto (ma se la cava egregiamente anche al tenore e al soprano) Dick Oatts interessi lo spotlight della ribalta, i titoli dei magazine, i peana di “studiosi” della materia proni da lustri sul proprio ombelico, o quant’altro. Non è dato saperlo, a occhio ritengo ben poco, e nel mettere sul piatto questa nuova opera del direttore della Vanguard Jazz Orchestra tengo bene a mente che ogni volta che ho avuto l’onore di ascoltarlo dal vivo -e su disco!- ne sono uscito arricchito e totalmente appagato, come capita solo davanti a veri jazzmen, totalmente immersi nella disciplina. Del resto la complessa tradizione con cui Oatts si confronta da più di quarant’anni richiede un’applicazione totale e un’onestà d’intenti che non ammette deviazioni.
Dalle scarne liner notes scritte di pugno dal leader cogliamo: “Il sale della vita è l’immaginazione. Alcuni dei nostri più grandi momenti accadono quando noi l’usiamo e i peggiori succedono quando la sopprimiamo.”
Nel radunare il più canonico dei quintetti il nostro ha però usato poca immaginazione e molto cervello nel mettere insieme Anthony Wonsey al pianoforte, Ugonne Okegwo e Chris Smith alla ritmica e Joe Magnarelli alla tromba, tutti musicisti frequentati da anni, scelti con estrema cura e perfetti per le sette nuove composizioni che formano il disco, cui si aggiunge lo standard eponimo firmato Cole Porter, assai poco battuto.
Scelte timbriche mai banali e un sottile senso d’inquietudine sorreggono l’eloquio fluido di Oatts nel blues irregolare di “Midwest MidEast”, nella sofisticata ballad “Lossofyou”, nel tributo alla tradizione di “Yesteryear” e nel latineggiante, asimmetrico “Como Uno” in cui Dick paga pegno ad una sua fonte d’ispirazione primaria, Mario Rivera.
La session è concentrata e senza fronzoli, ampio spazio per tutta la band, Magnarelli in primis, anche se forse è il redivivo (superbo) pianista Wonsey a mettersi maggiormente in luce (“Speaking Relative”, “Game Show”). Disco che migliora e “lievita” naturalmente ascolto dopo ascolto. (Courtesy Of AudioReview)

VALUTAZIONE: * * * *


 

Commenti   

#1 Giorgio 2018-03-20 17:35
Un altra perla Vanguard
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