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Houston Pearson - Rain Or Shine

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

Houston Person (classe ‘34) è un jazzman onusto di gloria della Carolina del Sud, sassofonista tenore caldo e swingante, dalla sonorità piacevolmente sporca, ha bazzicato in lungo e in largo gli States, cantore soprattutto di una “provincia” americana fatta di piccoli club e chase infuocate con musicisti competitivi ma è stato anche l’accompagnatore storico di Etta James ed ha soprattutto realizzato una serie d’incisioni come leader negli anni ‘60 e ‘70 per Prestige, oltre che per Muse, che lo consacrano come un vero e proprio titano del soul jazz.


Rain Or ShineHouston Person (classe ‘34) è un jazzman onusto di gloria della Carolina del Sud, sassofonista tenore caldo e swingante, dalla sonorità piacevolmente sporca, ha bazzicato in lungo e in largo gli States, cantore soprattutto di una “provincia” americana fatta di piccoli club e chase infuocate con musicisti competitivi ma è stato anche l’accompagnatore storico di Etta James ed ha soprattutto realizzato una serie d’incisioni come leader negli anni ‘60 e ‘70 per Prestige, oltre che per Muse, che lo consacrano come un vero e proprio titano del soul jazz.
Il disco in oggetto è il 25°(!) titolo inciso da leader per la High Note del compianto Joe Fields negli ultimi 22 anni, una fluente produzione che ha goduto della ripresa d’interesse sull’onda del fenomeno “acid jazz” ma che sempre avuto come filo conduttore il Blues e gli standard del Great American Songbook, una ricetta sulla carta piuttosto semplice e che in mano a certi attempati chef a 5 stelle diventa ancora oro puro, un’oasi senza tempo nel marasma di progetti pretenziosi ed originals senza capo né coda.
La title track, messa in apertura di album con il titolo corretto (una “Come Rain Or Come Shine” blues fino al midollo ed in cui si mette in luce l’autorevole cornetta di Warren Wachè) la dice lunga sul mood dell’intero lavoro, che sa di altissimo artigianato e regala picchi di vera emozione, ad esempio nell’evocativa soul ballad degli anni ‘70 “Everything Must Change”, attacco commovente del tema al tenore e poi sviluppo a fuoco lento, con Rodney Jones (chitarra) e Lafayette Harris (piano) che sciorinano assoli splendidi, per coerenza e classicità.
Difficile stare fermi, ai fornelli, in poltrona o in altre faccende affaccendati, mentre la band ripesca da chissà quale fondale “I Wonder Where Our Love Has Gone”, hit R&B degli anni ‘40, o nel funky blues “Soupbone” uscito dalla penna di Rodney Jones, per un totale di 50 minuti che volano veloci e scaletta che si concede addirittura il lusso di un toccante “Danny Boy” in chiusura, con il sorriso sornione di un’ottantenne di grandiose speranze. (Courtesy of AudioReview)

VALUTAZIONE: * * * *

 

Commenti   

#1 Giona 2018-03-20 13:38
Grande Houston Person.
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