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Michel Camilo - Live In London

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

E’ bene dirlo subito: il primo disco dal vivo, in solitario, del funambolico pianista Michel Camilo non delude affatto le attese e anzi, alimenta alcune domande sulla fama tutto sommato relativa che arride nel nostro Paese a questo musicista domenicano dal magistero pianistico imponente. Un pedaggio che pagano spesso anche altri clamorosi artisti di estrazione latina ai nostri lidi, complice la voluta miopia di interi settori della critica nostrana, figuriamoci quando si tratta di musicisti affermati mondialmente...


Live In LondonE’ bene dirlo subito: il primo disco dal vivo, in solitario, del funambolico pianista Michel Camilo non delude affatto le attese e anzi, alimenta alcune domande sulla fama tutto sommato relativa che arride nel nostro Paese a questo musicista domenicano dal magistero pianistico imponente.
Un pedaggio che pagano spesso anche altri clamorosi artisti di estrazione latina ai nostri lidi, complice la voluta miopia di interi settori della critica nostrana, figuriamoci quando si tratta di musicisti affermati mondialmente anche sul versante delle colonne sonore e che fanno, orrore degli orrori!, incetta di borghesissimi Grammy.
Al di là di queste osservazioni meramente oggettive la musica, in casi come questo, parla benissimo da sola, e lo fa in modo chiaro, stentoreo, arrivando nitida in ogni passaggio sia ai neofiti che agli appassionati di lungo corso, grazie ad un tocco pianistico cristallino anche quando si fa eminentemente percussivo e ad una ispirata verve rapsodica.
Il complesso tema “From Within” che apre il Live è un classico delle esibizioni in trio del nostro ed un perfetto esempio del suo modus operandi nel comporre, afflato drammatico e sviluppo di un racconto che si fa teso e sempre più ritmicamente intricato, pura meraviglia latina, come quella che ci avvolge in “Island Beat”, mentre in “Sandra’s Serenade” l’aplomb classico del nostro riluce su una ballad emozionante.
La scelta degli standards verte su un pugno di composizioni che il 90% dei pianisti ormai scarterebbe considerando i temi del tutto usurati: una trascinante “Manteca” di gillespiana memoria, mano sinistra incendiaria, precede il generoso medley finale in cui l’inesauribile invenzione di timbri e la velocità mostruosa s’intrecciano in “I Got Rhythm”, “Caravan” e “Sing Sing Sing” eseguite tra lampi d’ironia e colte allusioni, con la Sala Queen Elizabeth londinese scossa fin nelle fondamenta.
Ovaciones!

(Courtesy Of Audioreview)

VALUTAZIONE: * * * *