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Stanley Cowell - No Illusions

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

“No Illusions”, 15mo disco per SteepleChase del pianista e compositore 75enne Stanley Cowell, è un lavoro impegnativo e vibrante, carico di entusiasmo e d’inesausta voglia di esplorare. Del resto, a dispetto di una critica che spesso lo ha semplicemente rimosso, non sono molti i pianisti sulla scena così in grado di catalizzare l’interesse nell’ascolto pressochè di ogni passaggio. Sette originals e uno standard di John Lewis che apre il disco come meglio non si potrebbe: “Milano”, con il tema sviluppato dal contralto di un fidato aedo, Bruce Williams...


No Illusions“No Illusions”, 15mo disco per SteepleChase del pianista e compositore 75enne Stanley Cowell, è un lavoro impegnativo e vibrante, carico di entusiasmo e d’inesausta voglia di esplorare. Del resto, a dispetto di una critica che spesso lo ha semplicemente rimosso, non sono molti i pianisti sulla scena così in grado di catalizzare l’interesse nell’ascolto pressochè di ogni passaggio.
Sette originals e uno standard di John Lewis che apre il disco come meglio non si potrebbe: “Milano”, con il tema sviluppato dal contralto di un fidato aedo, Bruce Williams, e la composizione, dall’apparente semplicità, trova uno sviluppo di stringente logica incorniciando spunti solistici del leader e del bassista Jay Anderson il cui beat profondo forma con la precisione di Billy Drummond una ritmica di livello stellare, per idee, gusto e swing.
Il primo original, il complesso “Sunlight Shifting”, dalle nervature est-europee, vede Cowell alternare pianoforte e kalimba (come in “Lesdodis”) in un contesto che si fa più arcano man mano che il disco procede, in particolare con la composizione “Miss T.E. & O.”, dedicata a numi tutelari che la dicono assai lunga sull’apertura mentale del nostro oltre che sul continuum con cui viene vista l’esperienza jazzistica (i suffissi stanno per Thelonius, Erroll ed Ornette) e con “Celestial Women” in cui elementi di dosata elettronica (Cowell è uno specialista del sound design work system “Kyma”) scandagliano i fondali di una musica mai banale, densa, ricca di sfumature e colori anche quando vira in situazioni di esibita classicità, come nella nervosa e veloce title-track, il cui titolo si riferisce alle elezioni politiche americane 2016.
Sono ancora molti, troppi, i jazzfans che non conoscono l’arte di questo musicista sotto le cui mani pulsa in modo originale ed avanzato l’intera storia del Jazz. Scoprirlo, o riscoprirlo, tramite questa incisione potrebbe essere un’occasione magnifica. (Courtesy of Audioreview)

VALUTAZIONE: * * * *