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Claudio Fasoli Samadhi Quintet – Haiku Time

Scritto da Andrea Baroni on . Postato in Recensioni Cd

Cinque amici si ritrovano nel solito locale per parlare. Ognuno, a turno, sottopone agli altri un problema, racconta un episodio, descrive un’emozione. C’è chi ama parlare lentamente, quasi soppesando i dettagli, chi, invece, ha un eloquio più spedito e sbarazzino. Tutti, alla fine, riescono ad appassionarsi ed a contribuire alla narrazione che, avviata dai singoli, diviene collettiva. Lo immagino così il nuovo cd di Claudio Fasoli con il suo Samadhi Quintet, interamente dominato dall’idea della concisione...


Haiku Time Cinque amici si ritrovano nel solito locale per parlare. Ognuno, a turno, sottopone agli altri un problema, racconta un episodio, descrive un’emozione. C’è chi ama parlare lentamente, quasi soppesando i dettagli, chi, invece, ha un eloquio più spedito e sbarazzino.
Tutti, alla fine, riescono ad appassionarsi ed a contribuire alla narrazione che, avviata dai singoli, diviene collettiva. Lo immagino così il nuovo cd di Claudio Fasoli con il suo Samadhi Quintet, interamente dominato dall’idea della concisione, “dall’intento di condensare e comprimere nel minor spazio sonoro possibile dei messaggi, delle emozioni”.
Da qui il titolo, “Haiku Time”, che richiama i poemi giapponesi di sole 27 sillabe, brevi come i titoli e la dimensione temporale delle undici “conversazioni” qui contenute. Ognuna delle quali viene introdotta da uno strumento che espone in solitudine il tema, il clima, suggerito agli altri protagonisti, a partire dall’iniziale “Fit”, con uno sviluppo che, quasi letteralmente, sboccia da un assorto solo della tromba di Michael Gassman seguito dalla voce del soprano di Fasoli.
La musica del sassofonista veneto porta in sé echi del jazz di marca europea a lungo frequentato e si colloca in una dimensione cameristica, senza però indulgere in eccessivi manierismi o estenuazioni: qui tutto è breve e diretto, ed i particolari, esaltati dalla qualità della presa sonora garantita dagli studi Artesuono, sono determinanti per la costruzione del risultato finale.
Si tratti di un vibrare o del pulsare delle corde del contrabbasso di Andrea Lamacchia, che ha un ampio spazio solista nella assorta “Bag”, delle pelli o dell’acciaio sfiorati e percossi dal batterista Marco Zanoli quando, ad esempio, introduce il tema cantabile di “Dim”, o del pianoforte di Michelangelo Decorato, tessitore delle atmosfere più rarefatte ed essenziale nel gioco di dettagli collettivo.
I fiati, il soprano ed il tenore di Fasoli e la tromba ed il flicorno di Gassman, s’intrecciano nelle esposizioni tematiche, creando una dinamica che anima le composizioni ritmicamente più vivaci come “Wet” o “Try”, e quando si librano in parti soliste, rimangono sempre nel perimetro della dimensione concentrata.
Dovendo scegliere una fra le undici “conversazioni”, la mia palma va a “Day”, esemplare racconto di una giornata che parte dimessa fra sparse note di pianoforte, attraversa gli spazi rarefatti di tromba e sax e si anima gradualmente lungo una narrazione che vede protagonista ancora il pianoforte, fino a trovare un equilibrio solare nel dialogo con le note sostenute della tromba. Ma tutti i racconti meritano attenzione, e si avverte che, fra questi cinque amici, ci deve essere molto in comune.

 

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