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Alex Sipiagin - Moments Captured

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

Poco più di un anno fa celebravamo su queste pagine la classe del trombettista di origini russe Alex Sipiagin (1967) che per “Balance 38-58” (Criss Cross) aveva sostituito, come sassofonista del proprio quintetto, Chris Potter con David Binney. Per “Moments Captured” il Nostro fa rientrare in formazione il tenore di Potter, col quale si trova a meraviglia, inserendo un’altra ancia, quella del contralto e soprano inglese Will Vinson, ricercato anche in sofisticati ambienti indie-pop, lasciando inalterato l’impianto ritmico...


Moments CapturedPoco più di un anno fa celebravamo su queste pagine la classe del trombettista di origini russe Alex Sipiagin (1967) che per “Balance 38-58” (Criss Cross) aveva sostituito, come sassofonista del proprio quintetto, Chris Potter con David Binney.
Per “Moments Captured” il Nostro fa rientrare in formazione il tenore di Potter, col quale si trova a meraviglia, inserendo un’altra ancia, quella del contralto e soprano inglese Will Vinson, ricercato anche in sofisticati ambienti indie-pop, lasciando inalterato l’impianto ritmico che poggia sul drumming di Eric Harland, sul doppio basso di Matt Brewer e sul pianoforte, o sul Fender Rodhes, di John Escreet, che qui caratterizza l’incisione con il sintetizzatore Prophet 6 (sugli scudi dal primo brano in scaletta, “Evija Bridge”) fornendo a Sipiagin una gamma di colori e tessiture pressochè illimitata su cui lavorare.
In pratica una sorta di piccola all star band che si muove con acume sul confine tra modern mainstream ed avanguardia grazie alle brillanti composizioni firmate dal leader che fanno avanzare il sestetto in complesse esplorazioni post-bop riservanti continue sorprese, come nello strepitoso, ed esteso, “Unexpected Reversal” che rovescia un delizioso, quanto canonico, mid tempo in una sorta di sabba elettrico con venature da videogame anni ‘80, prima della trascinante ripresa del tema.
In “Moments From The Past” appare la suadente voce di Alina Engibaryan in una ballad per tromba e sintetizzatore, mentre in “Mike’s Blues”, ricavato da una frase di un assolo di Michael Brecker, sale in cattedra Potter che omaggia il compianto gigante suggerendo di averne raccolto l’eredità spirituale, e sviluppa un grande assolo anche il leader, che con Brecker aveva diviso palchi e studi.
I lampi elettrici, sospesi in lontananza, di “Dream” chiudono un disco jazz a 360°, studiato alla perfezione e suonato con immediatezza e maestria tecnica.
(Courtesy Of AudioReview)

VALUTAZIONE: * * * *