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Roberto Gatto Quartet – Now!

Scritto da Andrea Baroni on . Postato in Recensioni Cd

Anche un’opera dichiaratamente votata all’attualità, fin dal programmatico titolo, “Now”, non può esimersi da un doveroso tributo alla Storia. Nel nuovo cd che il batterista romano Roberto Gatto condivide con tre fra i migliori musicisti della “new thing” dei jazzisti italiani, accade prima con un’assorta e rarefatta versione di “I’ve Got You Under My Skin” di Cole Porter, con il tema semplicemente ripetuto dalla tromba di Alessandro Presti sullo sfondo di un minimale supporto del contrabbasso di Matteo Bordone...


Now!Anche un’opera dichiaratamente votata all’attualità, fin dal programmatico titolo, “Now”, non può esimersi da un doveroso tributo alla Storia. Nel nuovo cd che il batterista romano Roberto Gatto condivide con tre fra i migliori musicisti della “new thing” dei jazzisti italiani, accade prima con un’assorta e rarefatta versione di “I’ve Got You Under My Skin” di Cole Porter, con il tema semplicemente ripetuto dalla tromba di Alessandro Presti sullo sfondo di un minimale supporto del contrabbasso di Matteo Bordone, e, quindi, con una frizzante “Thelonius” auto-dedica del pianista incisa nel 1947 e ripresa su Underground (1968), che l’esuberante solo della tromba di Presti arricchisce di una fugace citazione di “A Night In Tunisia”.
Le altre dieci sono tutte composizioni originali e contemporanee ad opera di membri del quartetto, con l’eccezione di “Tick Tock”, suggestivo tema sospeso in un clima di attesa del sassofonista Chris Potter. L’attitudine ad esplorare in ogni dettaglio la componente melodica delle composizioni è la cifra stilistica che immediatamente colpisce, insieme alla propensione a dare risalto al collettivo, più che ai singoli.
La musica si dipana come un insieme organico nel quale ogni componente trova precisa giustificazione e ruolo, come un meccanismo composto da tanti diversi ingranaggi, ciascuno funzionale al risultato finale. Anche la parte inevitabilmente in rilievo dello strumento solista principale, la tromba del giovane siciliano Alessandro Presti, evita del tutto le trappole del virtuosismo per puntare sull’intensità e la profondità delle frasi, esibendo nelle progressioni armoniche, nei rapidi cambi di tempo e nella vasta gamma di registri, una personalità definita ed originale rispetto ai modelli conosciuti.
Altrettanto vale per la discreta essenzialità del pianoforte di Alessandro Lanzoni, che sa lasciare il segno anche con poche note, e per il contrabbasso di Matteo Bordone, spina dorsale del gruppo e spesso protagonista di primo piano dell’incisione. Un mood che sembra funzionale a far risaltare a pieno anche le doti compositive dei quattro componenti, sia nei pezzi più rilassati come “Lost” e May” di Bortone, in quelli più inquieti come “Brendy” di Lanzoni, o nelle sezioni dove il fuoco si fa più acceso come la boppistica “15 degrees” di Lanzoni o l’incalzante “Moom” del leader.
Il quale, da parte sua, conduce da vero ambasciatore questa nuova avventura, quasi un viatico per il futuro del jazz italiano da parte di un autorevole protagonista del presente: una funzione che molti musicisti della sua generazione e precedenti, da Rava a Girotto, hanno particolarmente a cuore. E, come ogni tanto gli capita, confeziona due temi, “Now”all’inizio del programma, e “Tango time” alla fine, che, chissà perché, mi ricordano tanto le commedie italiane degli anni sessanta, il loro clima, il nostro paese di allora, e, naturalmente, la musica che ne accompagnava le immagini. Ancora una volta, passato e presente che si intrecciano.

 

 

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