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Jerry Bergonzi - Dog Star

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

Forse non tutti sanno che… il tenorasassonista di Boston Jerry Bergonzi, uno dei più importanti jazzmen bianchi degli ultimi trent’anni, nutre una profonda passione per l’astronomia. I biografi non m’informano se scruti le stelle da qualche soppalco newyorkese con telescopio e sciroppo d’acero corretto whisky, ma conoscendo da anni i suoi dischi e il suo lavoro credo che, come per la matematica, la sua frequentazione astrofisica non sia per nulla epidermica. Dog Star, ovvero Sirio, è la stella più luminosa del firmamento notturno...


Dog StarForse non tutti sanno che… il tenorasassonista di Boston Jerry Bergonzi, uno dei più importanti jazzmen bianchi degli ultimi trent’anni, nutre una profonda passione per l’astronomia. I biografi non m’informano se scruti le stelle da qualche soppalco newyorkese con telescopio e sciroppo d’acero corretto whisky, ma conoscendo da anni i suoi dischi e il suo lavoro credo che, come per la matematica, la sua frequentazione astrofisica non sia per nulla epidermica.
Dog Star, ovvero Sirio, è la stella più luminosa del firmamento notturno e da oggi anche un pregevole lavoro in quintetto che oltre alla title track offre agli astrofili jazz oriented una serie di nuove gemme in tema (Pleiades -mid tempo dai tratti misteriosi posto in apertura di album- Vertigo, Darkness) ed un Jerry che, per la prima volta su disco, suona un tenore mitico: il Selmer Superbalanced Action 39000, strumento degli anni ‘50 dal tono profondo e pastoso nel registro basso.
Il trombettista in front-line, Phil Granadier, anch’egli bostoniano e fratello del celebre batterista Larry, è una sorta di Lee Morgan che suona con curiose inflessioni europee mentre la ritmica coinvolta nell’incisione bazzica Bergonzi da sette anni e da numerosi tour nel nord Europa, con Carl Winter (figlio di Jens) al pianoforte, il propulsivo bassista svedese Johnny Aman e il danese Anders Mogensen, brillante e volitivo drummer.
Citiamo testualmente dalle liner notes una frase di Bergonzi che ci appare significativa: “This world has so many wonderful players bur so few listeners. I feel privileged when people listen to our music.”
Un privilegio tutto nostro, Dog Star brilla all’interno di un’importante discografia, e l’inquieta sintesi stilistica bergonziana pare aver trovato un nuovo approdo, forse più disteso, in cui viene mantenuta intatta l’intensità delle generose improvvisazioni solistiche che costellano questo pugno di nuove iridescenti composizioni da far sedimentare con cura, ascolto dopo ascolto.

(Courtesy of AudioReview)

VALUTAZIONE: * * * *


 

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