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Roswell Rudd, Fay Victor, Lafayette Harris, Ben Filiano - Embrace

Scritto da Andrea Baroni on . Postato in Recensioni Cd

Per un’etichetta votata all’”inaudito”come RareNoise, un disco di standard del jazz pare, a prima vista, una scelta anomala. Se, però, la titolarità dell’opera è di un autorevole esponente dell’avanguardia anni 60 come il trombonista Roswell Rudd, e la formazione incaricata delle interpretazioni risulta un quartetto drumless con il pianista Lafayette Harris, il contrabbassista Ken Filiano e la cantante di Trinidad e Tobago Fay Victor, il quadro inizia ad essere più chiaro e ad offrire qualche spunto di curiosità...


EmbracePer un’etichetta votata all’”inaudito”come RareNoise, un disco di standard del jazz pare, a prima vista, una scelta anomala. Se, però, la titolarità dell’opera è di un autorevole esponente dell’avanguardia anni 60 come il trombonista Roswell Rudd, e la formazione incaricata delle interpretazioni risulta un quartetto drumless con il pianista Lafayette Harris, il contrabbassista Ken Filiano e la cantante di Trinidad e Tobago Fay Victor, una scoperta di Rudd che cita Betty Carter, Sarah Vaughan e Carmen Mc Rae fra le muse ispiratrici, il quadro inizia ad essere più chiaro e ad offrire qualche spunto di curiosità.
L’ascolto rivela la sorpresa più bella: otto classici del jazz interpretati ed ascoltati migliaia di volte, che offrono ancora lati inediti ad una lettura lontana dai modi mainstream, condotta sulle ali di una sensibilità “libera”, pur nel rispetto della struttura armonica e melodica degli originali, che ha trovato piena condivisione fra i musicisti.
“Lafayette Harris è uno dei migliori accompagnatori che abbia mai avuto al piano. E’ fantastico collaborare con qualcuno che suona con tanta consapevolezza, e quando lavoro con lui è come se lo avessimo fatto insieme tutta la vita. Kenny Filiano è un assoluto virtuoso del contrabbasso, in particolare con l’archetto. E’ un talento che il mondo deve scoprire. Fay Victor è invece una mia recente scoperta, la sua voce è uno strumento, una personalità, uno spirito e molto altro”.
Così l’ottantunenne Rudd , che con RareNoise aveva pubblicato un paio d’anni fa “Strenght and Power”, un grande affresco free, riassume lo spirito di un’operazione che nasce nel segno della forte intesa fra i protagonisti. L’essenzialità dell’apporto ritmico di piano e contrabbasso non nuoce alla grande varietà di climi presenti nel disco, e la scelta di fare a meno della batteria contribuisce ad un clima pacato e cool, ma ugualmente intenso e coinvolgente.
“Mi piace suonare senza batterista ogni tanto, è qualcosa che ho fatto occasionalmente nel corso degli anni” -racconta Rudd - riesco a sentire molto meglio le parti armoniche dei cantanti quando non c’è la batteria.”
Si inizia con una “Something to Live For” di Billy Strayhorn, con il piano ed il suono sfrangiato del trombone che ricostruiscono una magica cornice d’epoca nella quale si inserisce la carica di armonici della voce di Victor. “Goodbye Pork Pie Hat” di Charles Mingus è riletta in chiave ritmata, quasi latin, con lo scat della cantante che occupa la prima parte, prima di interpretare con grande forza espressiva il testo scritto da Rahsaan Roland Kirk.
Al versante swing con i tipici dinamici dialoghi fra scat e trombone sono dedicate le riletture di “Can’t We Be Friends” e di “I Look in the Mirror”, mentre “I Hadn’t Anyone Till You” di Ray Noble che parte su un duetto informale tra la voce ed il trombone, concede ampi spazi al binomio fra il basso ed il pianoforte.
Le doti liriche di Filiano che conduce all’archetto tutta l’introduzione segnano “Too Late Now” (dalla colonna sonora del film Royal Wedding (1951), con protagonisti Fred Astaire e Jane Powell) , con l’ingresso della Victor confinato nella coda finale dopo un lungo dialogo fra gli strumenti.
Per finire le due perle del disco: il traditional “House Of the Rising Sun”, con l’interpretazione della Victor che raggiunge nel finale livelli di vera trance vocale, ed una rendition di “Pannonica” nella quale il tema di Monk è cesellato dai virtuosismi vocali in sofisticata ballad. La versione con il testo si intitolava “Little butterfly” e questa incisione risulta un inconsapevole tributo al suo co-autore il maestro del vocalese Jon Hendricks, scomparso pochi giorni fa.

 

 

Commenti   

#3 Gianni Gualberto 2017-12-10 19:55
Caro Giacomo, sono d'accordo. peraltro, la capacità di Roswell Rudd di intuire qualità speciali in artisti speciali è ben nota. E Fay Victor rientra perfettamente e integralmente nella categoria.Io ho avuto modo di apprezzarla soprattutto a fianco di Nicole Mitchell e sono rimasto più che colpito dalla versatilità, dall'originalit à e dalla cultura musicale e vocale della Victor. Purtroppo, in Italia rimane misconosciuta, ma è pur vero che, fatto salvo certo ambito specialistico, quanti veramente, dalle nostre parti, conoscono, apprezzano una figura sovrana, di primissimo piano, come strumentista e come artista a tutto tondo, quale quella di Roswell Rudd? Via, sarebbe come pretendere che tutti disquisissero su queste o altre pagine su Preston Jackson o Kid Ory o Jack Teagarden... e che tutti stessero a spaccare il capello in quattro fra Miff Mole o George Brunis... Fay Victor è purtroppo misconosciuta, ma soprende di più che un artista gigantesco quale Rudd ancora non sia da anni al centro di ogni attenzione. Caro Giacomo, keep up the good work!
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#2 Giacomo Bruzzo 2017-12-09 12:29
Verissimo il commento del Sig Gualberto, soprattutto in relazione a Misha Mengelberg e poi ancora Han Bennink. Diciamo che erano anni che Roswell Rudd e Fay Victor erano in 'conversazione' . Piu' che una scoperta, questo lavoro e' il punto di arrivo di un processo iniziato anni fa. Uno potrebbe forse azzardare l'affermazione che Fay Victor e' una 'scoperta' di Roswell per il mondo americano.
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#1 Gianni Gualberto 2017-12-02 12:42
Be', con tutto il rispetto per Rudd, Fay Victor non è proprio una sua scoperta. Casomai, se proprio vogliamo trovare un mentore illustre per la Victor (che a Milano, ad esempio, credo si sia vista solo una volta, nel 2013, con Nicole Mitchell), allora andrebbe indicato Misha Mengelberg, durante la non brevissima permanenza della Victor in Olanda, dal 1996 al 2003.
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