Stampa

Lingomania - Lingosphere

Scritto da Andrea Baroni on . Postato in Recensioni Cd

Abeat records pubblica “Lingosphere”, a tutti gli effetti il quarto capitolo di Lingomania nella formazione originale, con l’inserimento alla tromba di Giovanni Falzone. “Il discorso è sempre quello: declinare in modo personale una lingua che è il prodotto di molteplici e illuminati contributi planetari – si legge nelle note di copertina – un idioma condiviso con immutata passione, oggi come ieri e più che mai ritrovarsi, svegliarsi, cercarsi, ritrovarsi, la parola chiave è Reunion”. Sono passati più di trenta anni e la sorpresa per i nuovi Lingomania non può paragonarsi...

 
Lingosphere1986- La Gala records pubblica “Reverberi” dei Lingomania, primo capitolo di un’avventura che spinge cinque jazzisti già affermati (Maurizio Giammarco, sax, Flavio Boltro, tromba, Furio Di Castri, basso, Roberto Gatto batteria e Umberto Fiorentino, chitarra e sintetizzatore) sui terreni elettrici e fusion praticati oltreoceano da gruppi come Steps Ahead e, soprattutto, dal Miles Davis di “Decoy” , You’re Under Arrest” e del capolavoro “Tutu”.
La via italiana unisce le voci strumentali jazz del sax e della tromba ad una sezione ritmica funk e rock, con un ruolo di rilievo per la chitarra ricca di effetti elettronici di Fiorentino. Una formula che, con la variazione di Danilo Rea alle tastiere al posto di Boltro, e l’ingresso di Enzo Pietropaoli al basso, viene affinata dal successivo “Grr…. expanders”, portando Lingomania ad essere votato per la terza volta (1984,1985 e 1987) da Musica jazz come migliore miglior gruppo nazionale. Risultato ottenuto convincendo tutti, anche i nostrani critici jazz, che Gianfranco Salvatore sulle pagine di Wire ( e nel libretto del cd) definisce “i più conservatori d’europa”. La storia si conclude con un capitolo minore del 1988, “Camminando”, nel quale il posto di Roberto Gatto alla batteria viene occupato da Alberto D’Anna , scomparso nel 2015.
2017 – Abeat records pubblica “Lingosphere”, a tutti gli effetti il quarto capitolo di Lingomania nella formazione originale, con l’inserimento alla tromba di Giovanni Falzone.
“Il discorso è sempre quello: declinare in modo personale una lingua che è il prodotto di molteplici e illuminati contributi planetari – si legge nelle note di copertina – un idioma condiviso con immutata passione, oggi come ieri e più che mai ritrovarsi, svegliarsi, cercarsi, ritrovarsi, la parola chiave è Reunion”.
Sono passati più di trenta anni e la sorpresa per i nuovi Lingomania non può paragonarsi al tornado di innovazione di “Riverberi”, anche se, ascoltando in sequenza i vecchi dischi ed il brano che apre il lavoro “Conseguenze”, le connessioni si riattivano immediatamente, è facile ritrovarsi in territori conosciuti; agile tema all’unisono di sax e tromba, ampio spazio ai solo di tutti i membri, quasi una nuova presentazione per il rinato gruppo, frequenti cambi di tempo ed atmosfera, ed una sezione più astratta dominata dagli effetti della tromba di Falzone.
Il procedere della sequenza di brani evidenzia meglio affinità e soprattutto le discontinuità con il passato. Le composizioni di Giammarco si basano sempre su temi molto strutturati e graffianti, e rimane intatto il senso di avventuroso sconfinamento fra i generi, quando gli strumenti intraprendono la via dell’improvvisazione. E’ mutata invece l’economia generale del suono, con un predominio timbrico dei fiati, spesso operanti in sincronia nelle parti tematiche, un uso molto più parsimonioso dell’elettronica, oggi non più appannaggio della chitarra di Fiorentino che suona invece spesso molto più “pulita” di allora. Il chitarrista porta in dote due brani “Un altro giorno” swingante e bluesin’ e “Three images”, rarefatta intorno ad un semplice nucleo tematico, frutto della sua vena lievemente malinconica
A firma di Giammarco tutti gli altri pezzi, “Vol au vent”, orchestrata intorno ad un tema ad incastro fra tromba e sassofono e sostenuta dal nodoso basso di Di Castri, “Reunion” che alterna le evocative parti tematiche dei fiati alla sezione aperta ai soli di chitarra, sostenuta da un denso tappeto ritmico, “Grasshope”, dove atmosfere e tempi si susseguono in continuo divenire, seguendo il filo di un’intenso sviluppo narrativo, e “Tools” con uno scattante tema che forse avrebbe meritato di uno sviluppo più ampio prima di risolversi in una serie di dinamici breaks di Gatto.
Chiude il disco un reperto ripescato da un cassetto del tempo “Molti anni fa”, che testimonia l’evoluzione del lessico del gruppo, alla luce di un trentennio di esperienze dei suoi membri. La fusion esiste ancora ed è praticata da alcuni dei suoi protagonisti dell’epoca d’oro secondo canoni e schemi arcinoti, ma nella declinazione di Lingomania 2017 la sostanza, densamente plasmata dalla somma di cinque visioni musicali, prevale sulla forma.

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna