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Dan Weiss - Fourteen

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Recensioni Cd

Dan Weiss, poco conosciuto in Italia, è il vincitore degli ultimi due anni nella categoria Rising Star Percussionist del magazine Down Beat, nonchè sodale di un lungo elenco di jazzisti famosi, da Lee Konitz a Kenny Werner, Rudresh Mahanthappa e David Binney, mentre usualmente si esibisce con un trio i cui membri sono Thomas Morgan al contrabbasso e Jackob Sacks al pianoforte.

Entrambi sono presenti anche in questo progetto orchestrale che vede ben 14 tra musicisti e cantanti impegnati in una lunga composizione dalle molte tonalità suddivisa in sette capitoli. I sodali al progetto di Weiss sono nomi piuttosto conosciuti e perfettamente funzionali alle idee compositive del leader: ci sono David Binney e Ohad Talmor ai sassofoni, Matt Mitchell alle tastiere, Miles Okazaki alla chitarra ascustica ed elettrica, Jacob Garchik al trombone e tuba, Ben Gerstein al trombone. 
Le cantanti sono Lana Cencic, Judith Berkson e Maria Neckam, impegnate nell'uso della voce come strumento in una musica senza parole. Katie Andrews all'arpa e Stephen Cellucci alle percussioni aggiungono ulteriore colore musicale.
La suite è un intreccio complesso e intrigante di più fonti ispiratrici: ci sono momenti di quiete, esplosioni furibonde di energia (Part 3), melismi che ricordano le visioni di Meredith Monk (Part 2), influenze indiane (Part 3), passaggi in contrappunto tra i fiati (Part 5), improvvisazioni corali, morbidissime linee di arpeggio per chitarra acustica o violente tirate digriganti e distorte con l'elettrica. 
Tutto è guidato dalla felice mano compositiva del batterista che sembra aver appreso molto dall'esperienza di Henry Threadgill; una costruzione stratificata, senza punti di riferimento a vista, con micro melodie che cuciono una trama multicolore sempre pronta alla deviazione e al cambio di climax.
Il risultato è una esplorazione sonora collettiva, focalizzata più sull'insieme che sulle singole personalità, ritmicamente intricata, con ripetute fasi di accumulo e rilascio di tensione, mai scontata e spesso sorprendente. 
Un album insomma da gustare poco per volta, e che si svela solo dopo più passaggi nel lettore.

VALUTAZIONE: * * * *


 

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