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Denys Baptiste - The Late Trane

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

Che la musica del tardo Coltrane, con tutto il suo portato religioso, politico, estetico sia ancora materia fascinosa, per larghi tratti inesplorata quando non fraintesa, è cosa notoria. Metterci mano denota una buona dose di coraggio, per avvicinare quel periodo e quel magma visionario occorre guardare negli occhi i demoni che agitavano il colosso JC, squassato da un tumore al fegato che a 40 anni lo proietterà definitivamente in spazi interstellari già bazzicati in vita. Non un’impresa semplice, insomma...


The Late Trane Che la musica del tardo Coltrane, con tutto il suo portato religioso, politico, estetico sia ancora materia fascinosa, per larghi tratti inesplorata quando non fraintesa, è cosa notoria. Metterci mano denota una buona dose di coraggio, per avvicinare quel periodo e quel magma visionario occorre guardare negli occhi i demoni che agitavano il colosso JC, squassato da un tumore al fegato che a 40 anni lo proietterà definitivamente in spazi interstellari già bazzicati in vita.
Non un’impresa semplice, insomma, e il londinese Denys Baptiste, grazie al Cielo, non si mette alla testa di una sorta di Coltrane Tribute Band, ma cerca, e trova, riteniamo dopo una lunga fase di studio e introiezione, un’angolazione tutta sua dalla quale tentare prima d’ogni cosa un afflato spirituale con quell’anima e quelle temperie.
Del resto Baptiste, classe 69, non è tipo da ingolfare gli scaffali di dischi, solo 5 titoli da leader in 18 anni (quanti ne incide Zorn in un pomeriggio di tedio, per dire) e sempre accanto ai soliti musicisti (Mikki Yeoh alle tastiere, Neil Charles o Gary Crosby al basso e Rod Young alla batteria), una band che esprime forse l’attuale zenith del movimento jazzistico targato UK.
“Late Trane” poggia su un pugno di brani tratti dagli ultimi Impulse!: Transition, After The Rain, atipiche ballads o blues minori che il leader risolve con elegante souplesse, o sorprendentemente elettrifica (Ascent) con beat espliciti (Dusk Dawn, Living Space) e spruzzi funk.
Due originals: l’ipnotica iterazione di Neptune, ovvero il pianeta mancante da Interstellar Places, ed Astral Trane che, con il leader al soprano e l’aggiunta del torrido tenore di Steve Williamson, suona come un’enigmatica summa dell’intero disco, figlio della multietnica Londra del 2017 e che rende fruibile, con amore e senza timori reverenziali, una musica che da mezzo secolo affascina e fa discutere in egual misura.

Courtesy od AudioReview

VALUTAZIONE: * * * 1/2

 

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