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Giovanni Benvenuti - Dissolvenze

Scritto da Andrea Baroni on . Postato in Recensioni Cd

C’è una forte dose di coraggio, in questo primo album solista di Giovanni Benvenuti, sassofonista senese con un buon bagaglio di studi ed esperienze professionali nella musica, già leader di un quintetto e parte di un duo condiviso con il bassista Francesco Pierotti. Fare convivere in poco più di quaranta minuti due generi così diversi come la classica ed il jazz, la scrittura e l’improvvisazione, non è infatti operazione molto usuale, specie per un giovane musicista. “Dissolvenze” nasce dichiaratamente come diario delle passioni dell’autore...


DissolvenzeC’è una forte dose di coraggio, in questo primo album solista di Giovanni Benvenuti, sassofonista senese con un buon bagaglio di studi ed esperienze professionali nella musica, già leader di un quintetto e parte di un duo condiviso con il bassista Francesco Pierotti.
Fare convivere in poco più di quaranta minuti due generi così diversi come la classica ed il jazz, la scrittura e l’improvvisazione, non è infatti operazione molto usuale, specie per un giovane musicista.
“Dissolvenze” nasce dichiaratamente come diario delle passioni dell’autore, a cui aggiungere anche il cinema, avvertibile nella bella foto domestica di copertina, e si potrebbe valutare quindi in termini strettamente documentaristici.
Benvenuti dispone di una indubbia capacità di costruire un articolato eloquio al tenore ed al soprano, collegando frasi e nuclei tematici in un continuum che sfiora il free, come risulta evidente in “Personaggi da fumetto”.
D’altra parte, le sue composizioni per il quartetto d’archi che lo accompagna, composto da Andrea Libero Cito (violino), Andrea Bennati (violoncello e batteria) , Francecsco Pierotti (contrabbasso) e Katia Moling (viola) sono avvedute ed articolate incursioni in atmosfere che richiamano l’impressionismo novecentesco.
Il fatto è che in alcuni momenti del disco, a volte del tutto inaspettatamente, avviene il piccolo prodigio di fondere in modo che pare del tutto naturale i due mondi, trasformando la convivenza in simbiosi. Accade, ad esempio, nella parte conclusiva de “La montagna”, quando il clima drammatico definito dagli archi si integra con la voce del soprano per sfociare in un tema di rilassata bellezza.
Oppure, nel pezzo che dà il titolo all’album, con gli archi che costruiscono una sorta di bordone sul quale si sviluppa un penetrante solo del sassofono. “In minore” vive invece su un tema ostinatamente ribadito dagli archi e dal sax fino ad un liberatorio volo di quest’ultimo, che si raccorda poi ad un travolgente groove percussivo.
L’articolata struttura di “Finestre”, dopo un’assorta introduzione del contrabbasso, alterna una sezione tematica che omaggia Ravel e Rota alle dinamiche ed eloquenti esposizioni del sax. I due brani finali sembrano però riassumere soprattutto le difficoltà di tenere insieme tanto bagaglio.
Su “Fantasmi” e “In Solo”, i linguaggi tornano a separarsi, per dare vita, nel primo caso, ad un iterativo cameristico affidato esclusivamente agli archi, e, nel secondo, ad un solo di sax. Una rinuncia a continuare gli esperimenti di fusione? Sarebbe un peccato, attendiamo Giovanni Benvenuti a nuove prove “di laboratorio”.

 

 

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