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David Kikoski - Kayemode

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

Infinitamente meno noto di certi colleghi dai cachet spaventosi David Kikoski vanta una preparazione tecnica mostruosa che gli permette qualsiasi cosa alla tastiera che del resto domina con la padronanza che era propria di giganti quali Peterson, Corea o Bud Powell, sempre in totale controllo anche nei tempi più vertiginosi, che gli sono assolutamente congeniali. Diciottesimo album come leader, “Kayemode” è un disco in trio che vede per la prima volta insieme al leader Joe Martin e Justin Faulkner...


KayemodeInfinitamente meno noto di certi colleghi dai cachet spaventosi David Kikoski vanta una preparazione tecnica mostruosa che gli permette qualsiasi cosa alla tastiera che del resto domina con la padronanza che era propria di giganti quali Peterson, Corea o Bud Powell, sempre in totale controllo anche nei tempi più vertiginosi, che gli sono assolutamente congeniali.
Diciottesimo album come leader, “Kayemode” è un disco in trio che vede per la prima volta insieme al leader Joe Martin e Justin Faulkner, disco che per molti jazzfan può essere un balsamo eccellente contro i logorii di tanti modesti pestatasti egoici che affliggono i festival estivi.
Qui la ricetta è, a prima vista, piuttosto semplice: un’ora di jazz ad altissimo livello, densa d’idee e assai godibile fin dal primo ascolto del primo brano, una bruciante versione della parkeriana “Au Privave”, a ribadire le radici bop del nostro, in grado di calarsi totalmente nel brano in cui, dopo la magnifica enunciazione del tema, il nuovo trio mostra i muscoli anche con Justin Faulkner, drummer 26enne prediletto da Branford Marsalis, una sorta di giovane e nervoso Jeff Tain Watts, per il quale si può facilmente vaticinare un luminoso futuro.
Quattro impeccabili nuovi originals del leader, che meriterebbero un ampio inciso e che in ogni caso giustificano l’acquisto del disco, si alternano nella scaletta a standard come “Smoke Gets in Your Eyes”, un po’ insapore, o la monkiana “Trinkle Tinkle” -in cui viceversa il magistero stride si manifesta appieno- per arrivare ad un paio di brani entrati nel repertorio kikoskiano grazie all’amico Roy Haynes che li suonava con Chick Corea (Mirror Mirror) e Pat Metheny (H & H) e che il pianista riscrive ed illumina, letteralmente. La session, dalla coinvolgente spontaneità, si chiude con “Blues For Gerry” ovvero Gerry Teeskens, storico produttore di questa piccola, grande label che si chiama Criss Cross. (Courtesy of Audioreview)

VALUTAZIONE: * * * *

 

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