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Vince Mendoza with Wdr Big Band - Homecoming

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

In terra di Colonia il Jazz ha messo da tempo radici e sebbene nessuno, da quelle parti, si picchi di strologare di peculiarità del “jazz tedesco” la scena è vivace e copre assai bene ogni ambito jazzistico. In particolare, la WDR Big Band testimonia di come una “residence big band” radiofonica possa raggiungere eccellenti risultati attraverso una frequentazione giornaliera che non rimanda a fantozziane visioni impiegatizie, ma a tanto lavoro e sudore, sugli strumenti e sugli spartiti...


HomecomingIn terra di Colonia il Jazz ha messo da tempo radici e sebbene nessuno, da quelle parti, si picchi di strologare di peculiarità del “jazz tedesco” la scena è vivace e copre assai bene ogni ambito jazzistico.
In particolare, la WDR Big Band testimonia di come una “residence big band” radiofonica possa raggiungere eccellenti risultati attraverso una frequentazione giornaliera, che non rimanda a fantozziane visioni impiegatizie, ma a tanto lavoro e sudore, sugli strumenti e sugli spartiti.
La Band, che raccoglie una discreta messe di brillanti strumentisti e che ospita spesso star internazionali, dispone attualmente di ben due “Composer in Residence”, ovvero Bob Mintzer e, per l’appunto, Vince Mendoza (Connecticut, 1961), i quali dividono i loro giorni tra la California e la Germania, e che compongono espressamente per questo organico che si ritrova in questo modo partiture scritte ad hoc da due tra i migliori band leader, ed arrangiatori, al mondo.
Questo “Koln Concert” tenuto nel 2014 in uno dei più capienti teatri cittadini segna la ripresa della lunga collaborazione tra il versatile, ed assai prolifico, Mendoza e l'ensemble, attraverso l'esecuzione di sette nuovi originals che il compositore ha scritto per il suo ritorno a casa, giacchè è esattamente così che egli si sente in quel di Colonia.
Incisione consigliabile ad un pubblico ampio, compreso principianti all’ascolto jazz, visto che “Homecoming” cerca e trova una sua consapevole e facile piacevolezza d’insieme e che Mendoza non ha dalla sua un coté rivoluzionario, non dispone nemmeno del genio di una Maria Schneider, ma, come ha dimostrato anche approntando alcune colonne sonore, bada alla sostanza, la sua scrittura è efficace e fluida: i brani vengono stondati con semplicità e buon gusto narrativo (“Little Voice”, “Keep It Up”), le composizioni, sempre cantabili e cinematografiche (“Homecoming”), vivono nelle spiccate sottigliezze armoniche, si fanno apprezzare per le tessiture e le nuances latine che pervadono l’intero lavoro.
Note di merito per alcuni solisti poco noti ai nostri lidi tra i quali segnaliamo con piacere il trombettista John Marshall ed il sax contralto Karolina Strassmayer.

(Courtesy of Audioreview)

VALUTAZIONE: * * * 1/2


 

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