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Riccardo del Fra - My Chet My Song

Scritto da Francesco Barresi on . Postato in Recensioni Cd

Contrabbassista romano, ma dai primi anni ottanta di stanza a Parigi, giuntovi al seguito di Chet Baker nel gruppo del quale suonava e del quale seguitò a far parte a lungo. Sono, dunque, oltre trent’anni che il Nostro vive nella capitale francese, divenendo nel tempo figura di spicco sia come strumentista, ma anche come musicista in senso lato, guadagnandosi la direzione del dipartimento jazz del Conservatorio.


My Chet My SongContrabbassista romano, ma dai primi anni ottanta di stanza a Parigi, giuntovi al seguito di Chet Baker nel gruppo del quale suonava e del quale seguitò a far parte a lungo. Sono, dunque, oltre trent’anni che Riccardo del Fra vive nella capitale francese, divenendo nel tempo figura di spicco sia come strumentista (fu il contrabbassista di riferimento in Europa per personaggi come Johhny Griffin e Bob Brookmeier), ma anche come musicista in senso lato, guadagnandosi la direzione del dipartimento jazz del Conservatorio della stessa capitale e assurgendo a personalità di spicco in senso assoluto, dando prova di alte capacità di composizione e arrangiamento.
Nel 1989 pubblicò il suo primo disco intitolato “A Sip of Your Touch” (Nocturne records) basato su una serie di duetti dedicati proprio a Chet Baker un anno dopo la sua scomparsa e a lui è dedicato anche il progetto rappresentato nel disco in oggetto. L’idea, come racconta lo stesso Del Fra nel booklet, gli fu commissionata dagli organizzatori del Festival di Marciac per celebrare il venticinquesimo anniversario della scomparsa del trombettista ed il risultato fu talmente positivo che diventò una realtà che calcò stabilmente i palcoscenici europei, in particolare francesi e tedeschi.
L’incontro del quintetto composto da, oltre che dal leader, Airelle Besson a tromba e flicorno, Pierrick Pedron al sax alto, Bruno Ruder al pianoforte e Billy Hart alla batteria, con la Deutsches Filarmonicher Babelsberg fece nascere lo stimolo per fissare su disco questa esperienza , pubblicata nel Maggio 2015 dalla etichetta italiana Parco della Musica.
Inizio col dire che ho ascoltato il disco più volte ed il giudizio mio finale non è mai cambiato, rimanendo estremamente positivo. I rischi di un’opera del genere sono molteplici, ma, soprattutto, risiedevano in quelli di proporre una celebrazione fine a se stessa, calligrafica, ed ottenere un risultato musicale “ridondante” e a rischio incoerenza dovuto alla presenza di sezioni di archi e ottoni “improprie” in una situazione jazzistica. Niente di tutto ciò accade qui e, secondo me, i motivi sono ben precisi.
Innanzitutto Del Fra non ha inteso l’opera come un devoto omaggio al modo di suonare di Baker, ma ha cercato di interpretarne il feeling e la personalità musicale, sia attraverso gli arrangiamenti sia anche grazie alla sensibilità dei solisti che hanno mantenuto intatta la loro individualità artistica. A tale proposito, un plauso particolare va alla bravissima trombettista Airelle Besson che poteva uscire “malconcia” da questa situazione, ma che invece da prova di sensibilità e maturità non comuni, anche se tutti i musicisti si dimostrano assolutamente all’altezza del compito.
Il secondo rischio risiedeva nella presenza dell’orchestra filarmonica che avrebbe potuto, se non bene gestita, compromettere il risultato. Anche qui rischio annullato e prova pienamente riuscita per merito innanzitutto della capacità di arrangiamento del leader (la versione di Love For sale qui presente è veramente notevole, sebbene ispirata ad una versione di Don Sebesky prodotta appositamente per Chet), ma anche perché la scelta di incidere con la Deutsches Filmorchestra Babelsberg si è rivelata vincente. Si tratta di un’ orchestra che normalmente opera in ambito di incisioni di colonne sonore cinematografiche e, dunque,essendo avvezza a contesti jazzistici o limitrofi non ha tolto nulla al significato e alla coerenza della musica qui presentata.
Oltre al brano già citato, si possono ascoltare composizioni fra le preferite di Baker come “I’ m A Fool To Want You“, “I Remember you“, “But Not For Me”, fino alla finale “My Funny Valentine” eseguita da contrabbasso accompagnato dall’orchestra senza quintetto.
Disco molto consigliabile che si fa apprezzare sia per il suo significato, ma anche per la prestazione dei solisti ed il suo contenuto musicale di livello molto elevato. Bella prova di maturità a nome di un musicista che in Italia dovremmo maggiormente conoscere e ricordare.

VALUTAZIONE: * * * *

 

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