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Double Decker - Check Your Soul

Scritto da Andrea Baroni on . Postato in Recensioni Cd

Nell’estate del 1988 mi trovavo, in servizio di leva, in Sardegna, ed una sera, un collega che condivideva la mia passione per il jazz, mi invitò ad un concerto di un trombettista emergente, credo in un locale di Quartu Sant’Elena. Atmosfera intima, posto affollato e, ricordo, grande performance da parte del gruppo. Una bella serata di musica che, per il mio ospite, non finì altrettanto bene a causa di un’amica un po’ bizzosa.


Check Your Soul Nell’estate del 1988 mi trovavo, in servizio di leva, in Sardegna, ed una sera, un collega che condivideva la mia passione per il jazz, mi invitò ad un concerto di un trombettista emergente, credo in un locale di Quartu Sant’Elena. Atmosfera intima, posto affollato e, ricordo, grande performance da parte del gruppo. Una bella serata di musica che, per il mio ospite, non finì altrettanto bene a causa di un’amica un po’ bizzosa.
Il piccolo aneddoto personale di quell’incontro con la musica di Paolo Fresu dal vivo, primo di una lunga serie, mi è tornato in mente ascoltando il cd del quartetto Double Decker, composto per tre quarti da musicisti sardi, a partire dal leader, il contrabbassista di Cagliari Massimo Spano, che nei seminari nuoresi diretti da Fresu ha sviluppato tecnica e perfezionato una sua visione di jazz, dopo un avvio di carriera come bassista elettrico in diversi gruppi locali.
“Check Your Soul” è la prima prova in organico ristretto per Spano, che fin qui aveva animato due incisioni del nonetto Rural Electrification Orchestra, “Col Fiato Sospeso” nel 2009, e “The Sleepwalker” nel 2013, componendo ed arrangiando tutto il materiale.
Il nuovo cd pubblicato, come il precedente, da Improvvisatore involontario, è una bella e matura prova di coesistenza fra narrazione melodica e tentazione di prescindere dai vincoli strutturali, imboccando la strada di una libertà dalle forme che l’autore delle sette estese composizioni ha imparato ad apprezzare ispirandosi a maestri come i due Charlie, Mingus ed Haden.
Così, accanto all’eloquente idioma post boppistico ben interpretato dal clarinetto basso dell’esperto Achille Succi, che assicura immediata presa ai temi dell’iniziale “Canto del Vento”, al fluire avvincente di “What About A Country Boy”, o all’articolato “Blues 4 P.C”, la batteria di Roberto Magoni Migoni spicca con un ruolo spigoloso ed irrequieto, ed il pianoforte di Sebastiano Meloni alterna il sostegno ritmico armonico ad un fraseggio solista originale ed imprevedibile, ricco di luci e chiaroscuri.
Assicurata da un solido interplay, la musica segue un andamento ondivago, fra distese sezioni tematiche alternate a momenti di crescente tensione, animati dai dialoghi fra clarinetto e pianoforte, con il battito di basso e batteria che rimane costante in primo piano. Uno schema ricorrente in diverse composizioni, che trova conferma più compiuta e strutturale nelle due ballads ideate e sviluppate in modo completamente alternativo fra loro: “Gav”, una nuvola rarefatta di fiati, corde e metalli intorno ad un riflessivo ed intimo motivo pianistico neo classico, e “Dear Friend”, intro pianistica e tema sornione del clarinetto in una cornice formale che potrebbe richiamare decine di standards.
Un buon esordio, “Check Your Soul” per il quartetto a due piani, e, per il suo leader Spano, una conferma delle doti di esecutore ed autore in stabile equilibrio fra forma e libertà.

 

Commenti   

#4 Paolo 2017-06-29 17:02
:lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol:
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#3 elfionic 2017-06-28 21:55
Come si chiama il batterista?

:lol: :lol:
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#2 Paolo 2017-06-28 17:46
Bella e interessante recenzione, un solo errore:
l'irrequieto batterista si chiama M-I-goni, non M-A-goni
:lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol:
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#1 Assunta 2017-06-28 17:39
Volevo segnalare che il batterista si chiama Migoni
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