Stampa

Jamie Saft, Bobby Previte, Steve Swallow & Iggy Pop - Loneliness Road

Scritto da Andrea Baroni on . Postato in Recensioni Cd

Giunto alla seconda prova dopo l’esordio del 2015 ("The New Standard", sempre su RareNoise), il trio composto da Jamie Saft, Steve Swallow e Bobby Previte dimostra di avere consolidato una riconoscibile identità e messo a punto un linguaggio peculiare, costruito sulla matrice jazz, con particolare attenzione alla forma melodica ed alla voce timbrica degli strumenti, ma proteso ad elaborare tante diverse suggestioni.


Loneliness Road Giunto alla seconda prova dopo l’esordio del 2015 ("The New Standard", sempre su RareNoise), il trio composto da Jamie Saft, Steve Swallow e Bobby Previte dimostra di avere consolidato una riconoscibile identità e messo a punto un linguaggio peculiare, costruito sulla matrice jazz, con particolare attenzione alla forma melodica ed alla voce timbrica degli strumenti, ma proteso ad elaborare tante diverse suggestioni provenienti dal blues, dal rock, e dalla canzone d’autore. E si permette, quindi, di dare spazio ad un ospite del tutto inaspettato, come Iggy Pop, coinvolto nella registrazione con tre brani grazie ad un’intuizione del produttore Giacomo Bruzzo ed all’interessamento di Bill Laswell.
Se siete, com’ero io prima dell’ascolto, curiosi di sapere come suona l’insieme, diciamo subito che i tre brani cantati sono altrettanti riusciti esempi di canzoni jazz nelle quali la voce profonda e sgretolata del cantante segue una immaginaria via mediana fra Leonard Cohen e Lou Reed. Tingendo di pathos ed emozione da consumato crooner la traccia del pianoforte lungo la marcia ritmica di “Don’t lose youself”, confezionando una veste da rock ballad alla title track “Loneliness road”, ed inventando una toccante e lirica voce confidenziale per la conclusiva “Everyday”.
“Anziché cercare di immaginare in anticipo cosa Iggy avrebbe potuto aggiungere ai brani – spiega Jamie Saft - abbiamo preferito scegliere tre tracce già realizzate completamente, che pensavo potessero piacergli. Iggy ha sostanzialmente improvvisato sulla musica del trio, allineandosi perfettamente all’idea iniziale dell’album, che era quella di definire il progetto sulla base delle caratteristiche dei musicisti, senza alcuna attenzione ai vincoli di genere”. Un intento che si può riscontrare anche negli altri nove brani solo strumentali contenuti nel lavoro.
Dalle mani di Saft scaturiscono temi tanto essenziali quanto melodicamente accattivanti (“Ten Nights”, “The barrier”) che il pianista è abilissimo a proporre e subito nascondere come in un gioco di luci ed ombre, per intraprendere liberi ed improvvisati sentieri, affiancato dai colleghi in ruolo paritario.
Con il basso/colonna di Swallow che disegna letteralmente la spina dorsale dei brani, ora una solida ossatura bop come quella dell’inquieta “Henbane”, ora il geniale groove che sostiene “The barrier”, con un lungo ed assorto spazio solista, o ancora l’andamento da bossa nova della suggestiva “Little harbor”.
La batteria di Previte è anch’essa un vero strumento solista che agisce alla pari con basso e pianoforte, contribuendo alla struttura dei brani ben oltre il sostegno ritmico, con un ruolo essenziale ed inventivo fra le pelli dei toms ed i metalli dei piatti. I dettagli emergono con maggior nitidezza quando i climi si fanno rarefatti, l’andamento rallenta, ed è possibile cogliere in modo ravvicinato le sfumature: ascoltate il blues al rallentatore di “Pinkus”, una struttura basilare che racchiude nel solo di Swallow un capolavoro di sommessa espressività, oppure le atmosfere ambientali, quasi una perifrasi dello stile ECM di “Bookmaking”, poche note ed una inquieta batteria lasciata a spezzare il silenzio, o ancora le alternanze fra i crescendo ed i momenti di quiete di “Nainsook”.
Di Saft, oltre ai pregi come autore capace di spaziare in un patrimonio culturale virtualmente senza confini, si apprezza l’espressività quasi narrativa degli spazi solisti al pianoforte, lontana da virtuosismi tecnici, costruita sull’alternanza di parti melodiche, sezioni percussive ed un ampio uso di scale armoniche.
Contribuisce al risultato finale una resa sonora eccellente frutto della registrazione analogica dell’ingegnere del suono Christian Calcagno che, in presa diretta, ha magicamente catturato il suono di strumenti vintage come la batteria Roger Holiday del 1965 usata da Previte.
Un disco dal quale è davvero difficile allontanarsi.

 

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna