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Coung Vu Quartet (feat Bill Frisell) - Ballet - The music of Michael Gibbs

Scritto da Andrea Baroni on . Postato in Recensioni Cd

Se siete fra i nostalgici del Bill Frisell abissale e spigoloso dei dischi Nonesuch dei primi anni ’90, piuttosto che al recente, elegiaco e cameristico ECM, “Small town” in duo con il bassista Thomas Morgan, potrete trovare soddisfazione in questo “Ballet”, pubblicato da RareNoise, condiviso con il trombettista americano di origini vietnamite Cuong Vu, e dedicato alla musica del compositore ed arrangiatore Michel Gibbs.


Ballet - The music of Michael GibbsSe siete fra i nostalgici del Bill Frisell abissale e spigoloso dei dischi Nonesuch dei primi anni ’90, piuttosto che al recente, elegiaco e cameristico ECM, “Small town” in duo con il bassista Thomas Morgan, potrete trovare soddisfazione in questo “Ballet”, pubblicato da RareNoise, condiviso con il trombettista americano di origini vietnamite Cuong Vu, e dedicato alla musica del compositore ed arrangiatore Michel Gibbs, collaboratore di Gary Burton, pianista e trombonista e leader, a partire dagli anni settanta, di diverse formazioni orchestrali orientate al funk ed alla fusion.
Il progetto nasce sotto l’egida di Richard Karpen, direttore della scuola di musica dell’Università di Washington, che già aveva tenuto a battesimo il tributo di Vu a Ellington – Strayhorn dal titolo “And the days go by and never come again”, e rappresenta un estratto di due giorni di musica dal vivo dedicati alle composizioni di Gibbs, con il quartetto prima affiancato da un’ orchestra, e quindi in versione solitaria, quella documentata dall’incisione.
I temi scelti sembrano un terreno ideale per il dialogo paritario fra i quattro musicisti, - con Frisell e Vu particolarmente in sintonia e spesso impegnati all’unisono, Ted Poor alla batteria e Luke Bergman al basso- che interagiscono con ruoli paritari, plasmando, a partire dal materiale di Gibbs, una musica evocativa e dinamica che si libra verso orizzonti completamente originali.
L’iniziale title track sviluppa, attraverso dissonanze e dialoghi liberi fra tromba e chitarra, un lungo cammino di avvicinamento all’esposizione finale di un tema che richiama il valzer, mentre il seguito del programma alterna intense ballad (“Feeling and things”, “Sweet Rain”) a pezzi caratterizzati da una accentuata nervatura ritmica fornita dal drumming frastagliato e non convenzionale di Poor.
Vu alterna parti strutturate e libere, razionalità e passione, animando con un fraseggio sempre nitidamente a fuoco parti soliste che raggiungono l’apice nel finale di “Blue Comedy” in una sorta di call and response con la batteria, e nella estesa “And on the third day”, che inizia come una ballad dall’andamento e rilassato per evolvere poi in una porzione più magmatica e movimentata, con la chitarra di Frisell sempre vicina alla saturazione, incalzata dal rauco fraseggio della tromba di Vu.
Bill Frisell sembra avere lasciato da parte per una volta le atmosfere country e l’evocazione della propria adolescenza in musica per tornare a graffiare la superficie sonora con il proprio inconfondibile sound. Ed il suo assolo in stile Zappa al centro di “And on the third day”, insieme all’ottima prestazione complessiva, è forse la sorpresa più bella di questo disco.

 

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