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John Abercrombie - Up And Coming

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

Il primo disco che l'etichetta di Monaco pubblica nel 2017 è firmato dal suo principale alfiere chitarristico, quel John Abercrombie che dal 1973 in avanti ha contribuito, con una trentina di titoli da leader, a disegnare nel più significativo dei modi un'estetica ben precisa, che in fondo non è mutata significativamente col variare delle stagioni e il susseguirsi di formazioni e musicisti, spesso di assai diversa estrazione.


Up And ComingIl primo disco che l'etichetta di Monaco pubblica nel 2017 è firmato dal suo principale alfiere chitarristico, quel John Abercrombie che dal 1973 in avanti ha contribuito, con una trentina di titoli da leader, a disegnare nel più significativo dei modi un'estetica ben precisa, che in fondo non è mutata significativamente col variare delle stagioni e il susseguirsi di formazioni e musicisti, spesso di assai diversa estrazione.
La collezione Abercrombie dell'inverno 2017 ripropone, nel suo imitabile ed assai imitato stile, la stessa formula che nel 2013 aveva colto un discreto successo con “39 Steps”, e quindi il lavoro s'incardina sul sound, invero di estrema classe, che il nostro ottiene dal sodalizio con Marc Copland, bazzicato fin dai tempi in cui entrambi suonavano alla corte del favoloso Chico Hamilton, quando Marc era una giovane promessa del sax contralto e non, come ora, un pianista tra i più interessanti della scena, oltre che da una ritmica assai aperta e propositiva, posta come da tradizione sullo stesso piano dei due strumenti armonici, ed affidata al contrabbasso di Drew Gress ed a Joey Baron, di gran lunga il drummer preferito da Abercrombie.
“Up And Coming” è un lavoro asciutto, 8 brani e tre quarti d'ora di durata complessiva, pronto per essere stampato subito anche in vinile 180g, ed elegiaco nei toni, soprattutto nei brani scritti dal leader, che scontano alcuni clichè, mentre Copland firma due magnifici originals (“Tears”, toccante ballad dagli accenti inquietanti, e “Silver Circle”, ritmicamente acceso) ed il quartetto tocca con naturalezza lo zenith dell'incisione nella rilettura della davisiana “Nardis”, morbidamente esposta da Abercrombie che, con 74 primavere sulle spalle, può indugiare quanto vuole nel calore crepuscolare del suo playing, sorretto dal drive atipico ma sempre estremamente stimolante di Joey Baron.
Dalla boutique ECM, un'incisione tecnicamente impeccabile, come da tradizione.
(Courtesy of AudioReview)

VALUTAZIONE: * * * 1/2

 

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