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Herlin Riley - New Direction

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

Un nuovo disco da leader per il sofisticato batterista Henry Riley è di per sé un’ottima notizia per jazz-fans di più stretta osservanza. La precedente incisione risale al 2004 e seppe documentare al meglio la vitalità della scena Made in New Orleans e si può dire che proprio da lì riparta la “nuova direzione” del drummer di riferimento per Wynton Marsalis ed Ahmad Jamal.


New DirectionUn nuovo disco da leader per il sofisticato batterista Herlin Riley è di per sé un’ottima notizia per jazz-fans di più stretta osservanza.
La precedente incisione risale al 2004 e seppe documentare al meglio la vitalità della scena Made in New Orleans (titolo eloquente: “Cream Of The Crescent” - Criss Cross) e si può dire che proprio da lì riparta la “nuova direzione” del drummer di riferimento per Wynton Marsalis ed Ahmad Jamal, giusto per gradire un paio di referenze pesanti dal curriculum.
Memore della lezione dell’amato Blakey, Riley assembla una band dal sangue giovane puntando forte su nomi emergenti di spiccata personalità, quali Emmet Cohen al piano, lo spumeggiante trombettista Bruce Harris, formatosi alla corte di Jon Faddis, in front-line con le ance di Goodwin Luis, anche se gli assetti si modulano in modo assai diverso nello sviluppo dell’album, con pregnanti interventi chitarristici di Mark Whitfield e, soprattutto, con le congas di Pedrito Marquinez, che contribuisce fortemente alla riuscita di “Connection to Congo Square”, zenith del disco, una sorta di congiunzione ritmico-spirituale che evoca danze e drammi, mostrando senz’enfasi alcuna intrecci e saldature tra africani schiavi di tre secoli or sono e la comunità nera di oggi, in un luogo simbolo sia dal punto di vista storico che intellettuale.
E’ l’intero impianto del disco a convincere e divertire, i pezzi di bravura (“Herlin’s Hurdle”, veicolo di spericolati assoli) sono sempre funzionali e si sviluppano in un sound compatto, dall’estrema varietà ritmica, sia nei momenti decontratti (“Spring Fantasy”) che nell’afrocuba à la Dizzy (“The Crossbar”) o in episodi groove (“Harlem Shuffle”) per sciogliersi nel sorridente afrobeat “Tutti ma” cantata da Riley stesso e dai suoi sodali, posta a suggello di un album che migliora ascolto dopo ascolto e che ci sentiamo di consigliare senza alcuna riserva.
Registrazione tecnicamente impeccabile che conferma attualmente la Mack Avenue come una delle migliori etichette di Jazz al mondo.
(Courtesy of Audioreview)

VALUTAZIONE: * * * *


 

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