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Cyrus Chestnut Trio - Natural Essence

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

Ecco un vibrante esempio di come il Jazz possa, a dispetto degli anni piuttosto cupi che attraversiamo vagamente attoniti, trasmettere positività, good vibrations e swing Docg distillato in purezza, ed affinato in botti di rovere. Cyrus Chestnut ha da sempre innestato la sua proposta musicale su cardini assai netti che ovviamente sono alla base anche di questo suo secondo episodio per la meritoria High Note.


Natural EssenceEcco un vibrante esempio di come il Jazz possa, a dispetto degli anni piuttosto cupi che attraversiamo vagamente attoniti, trasmettere positività, good vibrations e swing Docg distillato in purezza, ed affinato in botti di rovere.
Cyrus Chestnut ha da sempre innestato la sua proposta musicale su cardini assai netti che ovviamente sono alla base anche di questo suo secondo episodio per la meritoria High Note: sconfinato amore per la tradizione jazzistica (le riletture di standards noti come “I Cover The Waterfront” e “It Could Happen To You”) solare comunicatività e tecnica pianistica di prim’ordine (“Mamacita” posta in apertura), con eloquenti retrogusti gospel e un linguaggio più stratificato di come può apparire ad un primo ascolto, in grado di rivelare album dopo album, una crescita continua ed una profondità che ora, a 54 anni compiuti, rimanda direttamente ai grandi della tastiera.
La ritmica è formata da due inscalfibili veterani, dal curriculum talmente fitto e variegato da poter riempire due pagine di AudioReview: il monumentale bassista Buster Williams con il suo drummer di riferimento, Lenny White, ed entrambi contribuiscono alla playlist con due tra le loro migliori composizioni, ovvero la celebre “Toku-Do” torrido medium tempo proveniente dall’omonimo album di Williams del ‘78, cui viene lasciata la regale esposizione del tema, e la ballad
“Dedication” proveniente dal periodo fusion di White e che Chestnut maneggia come un cristallo cavandone incantevoli prismi di luce mentre le spazzole indugiano, a livelli tachicardici. La traccia finale, “Minority” consente ai tre di mettersi in evidenza con classici assoli a giro perfettamente calibrati su un tema gioioso e spontaneo, a chiudere un “Natural Essence” che conferma Chestnut quale pianista, arrangiatore e compositore brillante, da annoverare tra i maggiori pianisti contemporanei.
Acquisto da caldeggiare senza riserve anche per la rimarchevole qualità dell’incisione targata High Note.

(Courtesy of AudioReview)


 

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