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Eric Alexander - Second Impression

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

Sono anni decisamente prolifici per il tenorista Eric Alexander che, nel solco di una carriera ormai giunta al quarto di secolo di attività, continua a sciorinare la propria impressionante tecnica strumentale in uno stile icastico che si rifà espressamente a George Coleman, Mobley e Coltrane, ma che da tempo ha sviluppato ramificazioni, oltre che sempre più profonde radici.


Second ImpressionSono anni decisamente prolifici per il tenorista Eric Alexander che, nel solco di una carriera ormai giunta al quarto di secolo di attività, continua a sciorinare la propria impressionante tecnica strumentale in uno stile icastico che si rifà espressamente a George Coleman, Mobley e Coltrane, ma che da tempo ha sviluppato ramificazioni, oltre che sempre più profonde radici.
Il suono caldo e rotondo ed una playlist ben dosata e senza scossoni restano il marchio di fabbrica delle dozzine di dischi incisi dal nostro e segnano anche questo "Second Impression", su cui spira a tratti un delizioso effetto blasè.
Alexander ha sempre voluto nei suoi gruppi pianisti di alto livello, come il grande Cedar Walton e Dave Hazeltine, e ciò spiega il duraturo sodalizio con il veterano Harold Mabern, che sta vivendo ad 80 anni una sorta di seconda giovinezza, e che nelle 9 tracce di quest'opera fornisce una sorta di lectio magistralis sull'arte dell'accompagnamento, sempre in perfetta gestione degli spazi sonori (notevole il blues che trasuda dalla succosa “T-Bone Steak” di Jimmy Smith, o i momenti in trio nel veloce “Blues For Mo”), dando l'impressione di divertirsi ancora molto in questo quartetto completato da una vecchia conoscenza Bob Cranshaw, recentemente scomparso dopo una carriera straordinaria che lo ha reso un’autorità mondialmente riconosciuta al contrabbasso, qui al suo toccante passo d’addio, e dal drummer preferito da Alexander (oltre che da cento altri jazzmen), ovvero Joe Farsnworth.
“Everything Happens To Me” è il tema più celebre eseguito in questa session: una versione vibrante che tornisce la famosa ballad rileggendone l’immortale melodia per poi intervenire con assoli densi e misurati, in un mood dolce-amaro che, come in tutto l’album, non evoca mai drammi, derive o pianti scomposti su fotografie del passato: al massimo questi ragazzi riempiono raso il bicchiere ghiacciato e cercano altro swing, altre notti senza tempo lungo il fiume maestro del Jazz.

(Courtesy of Audioreview)

VALUTAZIONE: * * * *


 

 

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