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Three’s Company - We’ll Be Togheter Again

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

Javon Jackson, 50enne tenorsax nativo di Carthage (Missouri) e cresciuto in un ambiente musicale assai favorevole tra Denver e Boston, è uno di quei musicisti “di raccordo” che hanno suonato con grandi giganti del jazz, fin dall’esordio in una brillante edizione degli Art Blakey Jazz Messengers, e che portano avanti con fierezza la fiaccola di un jazz che può essere considerato canonico ma che ha ancora molto da dire.


We’ll Be Togheter AgainJavon Jackson, 50enne tenorsax nativo di Carthage (Missouri) e cresciuto in un ambiente musicale assai favorevole tra Denver e Boston, è uno di quei musicisti “di raccordo” che hanno suonato con grandi giganti del jazz, fin dall’esordio in una brillante edizione degli Art Blakey Jazz Messengers, e che portano avanti con fierezza la fiaccola di un jazz che può essere considerato canonico ma che ha ancora molto da dire, sia alle nuove leve di musicisti, attraverso un’instancabile e prestigiosa attività didattica, sia soprattutto a noi ascoltatori che possiamo godere, come in questo caso, di un’incisione “in purezza”, dai risvolti assai emozionanti, anche dal punto di vista tecnico.
Il trio sassofonico senza strumento armonico costituisce in qualche modo un assetto classico, reso celebre da Rollins, soprattutto, e sviluppato da Henderson, Grossman, Lovano, Bergonzi ed altri titani dello strumento, spesso in session infuocate, oltre che seminali (“East Broadway Rundown”) mentre Javon Jackson, divinamente supportato e ispirato da un certo Ron Carter al contrabbasso e da Billy Drummond alla batteria (“what else!?” si chiederebbe sornione lo stesso George Clooney) espone le sue linee avvolte in un “quiet fire” che mira all’anima di brani famosi (“Nature Boy”, “Dark Eyes”, “But Beautiful”, “Ephistrophy”, oltre alla title track), proponendoli con trasporto e totale controllo, in un’aura da jazz club vuoto, coi musicisti che, ben oltre l’orario di chiusura, appoggiano il drink per la dolce esigenza di suonare ancora.
Essenziale per l’incisione la scelta di utilizzare la tecnica di registrazione binaurale, che prevede, dal punto di vista della fruizione, un ascolto in cuffia e su un supporto di qualità, çà va sans dire, per essere magicamente proiettati al centro del trio stesso, a godere di ogni minima sfumatura timbrica, con Javon a destra, Ron a sinistra e Billy nel mezzo: The Three’s Company.
(Courtesy of Audioreview)

VALUTAZIONE: * * * *