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Joshua Redman / Brad Mehldau - Nearness

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Recensioni Cd

"Nearness" è il frutto della ultraventennale collaborazione tra Joshua Redman e Brad Mehldau, sbocciata nel 1994 quando il pianista era membro del quartetto del sassofonista nell'album "MoodSwing" e seppure in seguito entrambi hanno sviluppato una propria carriera solista di grande successo, non hanno rinunciato sporadicamente ad apparire insieme in studio, in album come Highway Rider e Walking Shadows.


Nearness"Nearness" è il frutto della ultraventennale collaborazione tra Joshua Redman e Brad Mehldau, sbocciata nel 1994 quando il pianista era membro del quartetto del sassofonista nel bellissimo album "MoodSwing" e seppure in seguito entrambi hanno sviluppato una propria carriera solista di grande successo, non hanno rinunciato sporadicamente ad apparire insieme in studio, in album come "Highway Rider" (2010) e "Walking Shadows" (2013).
Questa preziosa collaborazione raggiunse il suo culmine nel 2011 con un tour mondiale in duo, e "Nearness" è proprio tratto da alcuni dei concerti europei di quel tour: in Spagna, Svizzera, Olanda, Germania e Norvegia.
L'album presenta una setlist che si compone di sei lunghe composizioni, che alterna in maniera precisa celebri standard a pezzi originali (2 di Mehldau ed uno di Redman), che riescono perfettamente a mettere in evidenza, oltre alla ben nota tecnica strumentale e le innate qualità di magistrali improvvisatori, anche il perfetto interplay tra i due, che si può apprezzare sia negli esaltanti momenti di "chiamata e risposta", che nei pezzi all'unisono; il tutto condito da uno stile colloquiale e rilassato in grado di coinvolgere e mettere a proprio agio l'ascoltatore.
L'album, che racchiude diversi "moods" e coloriture, svaria da una briosa versione del classico bebop "Ornithology" di Charlie Parker, al profondo liricismo della bellissima "Always August" di Mehldau o della cover di "The Nearness of You" (Hoagy Carmichael), la cui chiusura permette di apprezzare un lunghissimo e sensazionale assolo al tenore di Redman che, oltre a lasciare senza fiato, riporta alla mente la grandezza di un Sonny Rollins nel suo periodo migliore, o dalla "funkeggiante" "Old West" altro splendente pezzo originale di Mehldau, per arrivare alle atmosfere rarefatte e quasi "cameratistiche" di "Mehlsancholy Mode" di Joshua Redman.
In realtà, tutto l'album è avvolto da un'atmosfera di musica da camera, resa non solo dal particolare setting in duo, ma anche dal tipico tocco classico di Mehldau, che riesce sempre a disegnare melodie ricche di lirismo, ma allo stesso tempo intricate e mai banali, che ben si abbina al sound lirico e potente di Redman che, specie al soprano, regala momenti di magia pura.
Una musica che probabilmente andrebbe ascoltata in religioso silenzio e più volte per poterne apprezzare al meglio le infinite sfumature.
Un'ultima annotazione va fatta per la magistrale versione del classico di Monk "In Walked Bud", in cui Mehldau riesce sorprendentemente a riprodurre (e modernizzare) il sound angolare e pregno di ironia di Monk, pur senza ricopiarlo; anzi la presenza del soprano di Redman, rende la versione più un omaggio al duo Mal Waldron/Steve Lacy (che riproposero diverse volte questo pezzo) che non all'originale...
Un album godibile, emozionante, a tratti abbagliante; uno dei capolavori dell'anno.

VALUTAZIONE: * * * * *


 

 

Commenti   

#1 Marinella 2016-11-11 21:38
Concordo: Uno dei capolavori dell'anno.
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