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Billy Hart Quartet - One Is The Other

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Recensioni Cd

Billy Hart si è sempre distinto per un approccio creativo al ritmo, e questo quartetto attivo da ormai un decennio permette al batterista di esporre un drumming tra i più audaci e concentrati, senza nulla concedere a facili spettacolarità.

L'album prende forma in un modo sottile e inaspettato che non sempre vede i tamburi del leader come forza trainante, mentre invece fa davvero grande impressione il tenore di Mark Turner, con quella modalità unica di stratificazione e progressione dei suoni. La musica si dipana con lunghi passaggi di insieme che ci portano su percorsi disseminati di colore e tonalità arricchiti da alcune sequenze moody di Ethan Iverson al pianoforte, e con un grande lavoro ritmico e di contrappunto di Ben Street al contrabbasso. 
Billy Hart ha assemblato il gruppo, il più longevo della sua carriera, nel 2006 con l'album "Quartet" (High Note). Nel 2012 con "All Our Reasons" il batterista si trasferisce alla ECM, raccogliendo i vantaggi di una etichetta primaria e della rinomata attenzione del marchio per i dettagli sonori, qui estremamente importanti vista la natura della proposta musicale. Dopo un intervallo di sei anni tra i primi due dischi, "One is The Other" arriva solo due anni dopo il penultimo, continuando a capitalizzare i punti di forza e di evoluzione chimica di un quartetto che è chiaramente cresciuto in sostanza e compiutezza. 
Otto le composizioni presenti, suddivise in modo equo tra il batterista, il sassofonista Mark Turner e il pianista Ethan Iverson. Quest'ultimo è universalmente conosciuto per la sua militanza nel gruppo The Bad Plus, un combo che principalmente è solito riprendere temi dalla musica pop e rielaborarli in chiave jazzistica, ma, senza nulla togliere al trio, probabilmente è proprio al di fuori dei confini di quel gruppo che Iverson sembra eccellere. 
L'assolo di pianoforte che apre "Lennie Groove," un omaggio di Turner a Tristano già inciso in precedenza dall'autore, è intricato e complesso proprio come lo sviluppo del tema che esegue il sassofonista quando entra a sua volta. Il linguaggio di Turner, pur essendo spesso cerebrale, riesce a trasmettere una sensazione di facilità e souplesse grazie anche ai raddoppi di Iverson, e al groove instillato dal contrabbasso di Ben Street. 
Da parte sua Hart, definisce gli impulsi ritmici con eleganza e coincisione, senza rinunciare a sottolineare la melodia sul suo kit. E' un brano che definisce l'atmosfera complessiva e che mette da subito in mostra le qualità del gruppo. 
Ongi composizione, ogni nota, è cesellata con virtuosismo e lucentezza senza mai uscire dai canoni di una proposta assimilabile solo con ripetuti ascolti. Come sempre, in un gruppo equilibratissimo e estremamente aperto, è però Turner a stupire per la incredibile capacità di mantenere registri alti senza diventare duro o invasivo. La sua maestria strumentale è completamente asservita alla musica del gruppo senza fuorvianti fuochi d'artificio virtuosistici. 
Il miglior gruppo di Billy Hart ed il miglior disco del quartetto.

VALUTAZIONE: * * * *

Clicca qui per ascoltare alcuni campioni dell'album.

 

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