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Stefano Bollani - Napoli Trip

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Recensioni Cd

Appena letto del nuovo album di Stefano Bollani dal titolo "Napoli Trip" ho immediatamente pensato che il nostro ormai persegue due strade ben distinte. Da un lato continua la sua carriera di talentuoso pianista jazz, d’altro canto la popolarità conseguita grazie alle apparizioni televisive e ai programmi radiofonici gli hanno creato un consenso talmente vasto che si può permettere album di tono e qualità del tutto diversi.


Napoli TripSono certamente preda di un pregiudizio: appena letto del nuovo album di Stefano Bollani dal titolo "Napoli Trip" ho immediatamente pensato che il nostro ormai persegue due strade ben distinte. Da un lato continua la sua carriera di talentuoso pianista jazz, i cui limiti e le cui possibilità ancora non ha del tutto esplorato. D’altro canto la popolarità conseguita grazie alle apparizioni televisive e ai programmi radiofonici gli hanno creato un consenso talmente vasto che Bollani si può permettere album di tono e qualità del tutto diversi rispetto ai gusti di un suo jazzfan. E’ il caso di Arrivano gli Alieni, il penultimo (e assolutamente dimenticabile per chi scrive) album dato alle stampe.
Cosi’, prima di leggere qualche informazione in più, mi ero fatto l’idea che "Napoli Trip" fosse l’ennesimo prodotto tra il serio ed il faceto, buono per chi ha un rapporto più di immagine che di sostanza con la musica.
Poi ho scorso la lista dei musicisti che suonano nell’album, e sono tutti, se non dei grandi, degli ottimi professionisti. Certo la scaletta non fa presagire grandi novità: accanto ai pezzi scritti da Bollani figurano riletture di classici vecchi e nuovi della canzone napoletana. Ma adeguatamente stravolti, diversamente non si spiegherebbe l’utilizzo delle elettroniche di Jan Bang, con quella spruzzatina di Brasile, altro pallino del nostro, che fa tanto trendy.
Insomma, come dicevo all’inizio, in pieno raptus da pregiudizio ho lucidamente pensato che "Napoli Trip" fosse la logica continuazione degli spettacoli dal vivo, dove dopo qualche brano più jazzistico parte il karaoke delle imitazioni, giusto per non annoiare il sempre folto pubblico presente che incredibilmente ancora ride della imitazione di Battiato ma sbadiglia se ascolta Ellington.
Invece è suonato molto bene, e non è affatto la cagata pazzesca di fantozziana memoria che temevo: è invece un album tanto gradevole quanto assolutamente inutile, perlomeno per qualsiasi appassionato di jazz che ha stima di Bollani e che da lui vorrebbe ascoltare qualcosa di appena diverso da "O sole mio" o "Caravan Petrol".
Ovviamente Bollani farà sfracelli nella sua lunga tournè estiva e nella sua apparizione a Umbria Jazz. Non solo, è facile pronosticare recensioni a 5 stelle e toni da giubilo conseguenti. Pertanto prendete le mie parole con moderato scetticismo. Constaterete poi di persona che arrivati all’imitazione di Paolo Conte la risata diventerà meno squillante e quando su "Guapparia 2000" sentirete anche il Bollani cantante qualche domanda (del tipo: che caspita sto ascoltando?) verrà spontanea anche a voi….


 

 

Commenti   

#2 Alberto Arienti 2016-06-10 17:45
Bollani è sempre stato così, ha sempre alternato dischi "seri" a dischi "leggeri". Adesso in più ci aggiunge qualche disco di musica classica, tanto per creare più casino.
Ilsuo limite sta proprio qui: non sapersi porre dei limiti.
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#1 enrico turci 2016-06-10 15:26
diciamo che ormai, Bollani è arrivato ...."sull'attic o"...di chi fa...quello che ha voglia di fare... in quel momento...a prescindere un po' da tutto e d tutti...recensi oni inlcuse...e non c'è niente di male in tutto questo ...per cui credo che l'inquadratura che hai dato alla questione..."gr adevole quanto inutile" ..per chi ne vorrebbe sempre una diversa dall'altra...ab bia centrato molto bene il bersaglio...anc he se, forse per qualcuno, si sta bestemmiando in Chiesa...
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