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Le radici di Regina

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Recensioni Cd

Regina Carter è da anni impegnata nell'esplorazione della musica del passato e delle proprie origini; infatti dopo "I'll Be Seeing You: A Sentimental Journey", che raccoglieva alcuni standard jazz tra i preferiti di sua madre, e "Reverse Thread" che celebrava con orgoglio le sue origini africane, pubblica ora "Southern Comfort" che omaggia la musica folk dell'Alabama, patria del nonno minatore.

Per calarsi al meglio nel lavoro, da intrepida esploratrice qual'è, la Carter è andata alla Biblioteca del Congresso immergendosi nelle collezioni di celebri studiosi folk quali Alan Lomax e John Work III, raccogliendo gran parte del materiale per il disco dai canti da lavoro dei minatori e dalle canzoni folcloristiche degli Stati del Sud, con l'aggiunta di un paio di nuove composizioni, ma rese sempre nello spirito del resto di questo "concept album".
Il risultato è una brillante raccolta di pezzi prevalentemente dalle sonorità folk e country, con spruzzate di musica cajun, gospel e blues, un terreno fertile, che però riduce le sortite solistiche della Carter e dei suoi notevoli collaboratori, al minimo sindacale.
Attorno alla Regina del violino jazz troviamo in questa incisione Will Holshouser alla fisarmonica, Jesse Murphy e Chris Lightcap al basso, Alvester Garnett alla batteria, Marvin Sewell e Adam Rogers alla chitarra.
"Southern Comfort" si apre con un pezzo che introduce immediatamente nello spirito dell'album: "Miner's Child", dedicato al nonno minatore da lei mai conosciuto personalmente, è un tradizionale canto da lavoro in cui svetta il suono caldo del violino, ottimamente affiancato dalla chitarra di Sewell che fornisce anche l'arrangiamento al brano.
Notevole è anche "Hickory Wind", un pezzo folk di stampo classico in pedal steel-style, mentre "Blues de Basile" è un intenso e danzabile blues in salsa cajun, cui fa seguito lo splendido "traditional" "I'm Going Home", una delle vette dell'album, con le sue incantevoli melodie, nel quale il violino della Carter mette in mostra tutte le sue innegabili qualità liriche, accompagnato meravigliosamente dalla fisarmonica.
La versione di "Honky Tonkin'" di Hank Williams ha un sapore decisamente country-rock, grazie alla chitarra di Rogers, mentre uno stellare assolo della leader illumina la curiosa melodia di "Cornbread Crumbled in Gravy", pezzo in cui la chitarra di Sewell aggiunge nuance latino-iberiche.
L'album si chiude alla grande con "Death Have Mercy/Breakaway", arrangiata da Stefon Harris su sonorità "africaneggianti" e decisamente più moderne, ma con l'aggiunta nel finale di un toccante ed inatteso canto gospel degli schiavi, voci dal passato che ci parlano molto da vicino.
In definitiva un album molto godibile, che riesce quasi miracolosamente a trasportare l'ascoltatore in quel contesto storico e geografico ben rappresentato da artisti come Woody Guthrie e Bob Seeger.
Ma sopra a tutto c'è il meraviglioso suono del violino della Carter, caldo, appassionato, gioioso e lirico; un'artista straordinaria che con questo "Southern Comfort" conferma la sua inimitabile classe e la capacità di suscitare emozioni vere.
VALUTAZIONE ****


 

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