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Vic Juris - Blue

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

Da molti anni la carriera di Vic Juris prosegue come la sua musica: fluida, impermeabile alle mode, sicura di sé, preziosa e leggermente discosta dalle violenti luci della ribalta. Il 2015, ci offre anche questo “Blue”, disco di compassata eccellenza, in trio con il fidato Jay Anderson al basso e Adam Nussbaum alla batteria, sempre per la danese SteepleChase.


BlueDa molti anni la carriera di Vic Juris prosegue come la sua musica: fluida, impermeabile alle mode, sicura di sé, preziosa e leggermente discosta dalle violenti luci della ribalta.
Negli anni '80 il suo nome era indicato dai grandi Maestri della chitarra jazz come quello di un assoluto riferimento per il futuro, arrivarono invece sul proscenio i Metheny, i Frisell, gli Scofield mentre Vic Juris, per molti anni sideman nel gruppo di Dave Liebman, continuò senza scomporsi a costruire le sue lunghe linee melodiche dentro le quali far brillare la sua tranquilla velocità, collaborando con stelle di prima grandezza e soprattutto incidendo a suo nome una lunga teoria di dischi di pregio, facendo così sviluppare da noi una sorta di sobrio ma tenace culto, soprattutto tra i chitarristi e i jazzfans più attenti, frutto anche di passaparola, di dischi recuperati, cassette, poi files Mp3, streaming ecc.
Non possiamo dire su quali supporti si ascolterà la musica nel futuro ma siamo certi che il suo nome continuerà a circolare nello stesso modo antico, con grande soddisfazione di chi si ritrova nella sua arte.
Il 2015, che lo ha già visto protagonista accanto al gigante morente Phil Woods in due incisioni Philology, ci offre anche questo “Blue”, disco di compassata eccellenza, in trio con il fidato Jay Anderson al basso e Adam Nussbaum alla batteria, sempre per la danese SteepleChase.
Ballads dal clima palesemente notturno, come il capolavoro colemaniano “Lonely Woman” proposto in avvio, si alternano a sapienti rivisitazioni (c'è Monk, ma anche “What's Going On” di Marvin Gaye!) e a profondi blues dagli arrangiamenti originali, con un Vic Juris sempre molto attento alle dinamiche interne di un trio “guitar-oriented” di livello mondiale che trova i suoi punti di forza nella naturalezza dell'eloquio, frutto di totale padronanza della materia, e nella spiccata eleganza che l'ascolto reciproco offre sia nello sviluppo degli assoli, da cui praticamente si astiene un misurato, straordinario Nussbaum, che nell'esposizione di temi immortali come “All The Things You Are” o la stessa “I Wish I Knew”.
Il magistero tecnico, impressionante, è rigorosamente a servizio della musica, e dopo la nostalgica, finale “Remembering the Rain” scatta quasi automaticamente il tasto “repeat”... Lunga vita a Vic Juris!

(courtesy of Audioreview)

Valutazione: * * * * 1/2

 

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