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Rich Perry - Organique

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

Il brillante sassofonista tenore Rich Perry, dal solido magistero tecnico maturato nei contesti più nobili del jazz e dal fluido eloquio, ha girato la boa dei venti dischi da leader (sempre per la meritoria label danese SteepleChase) e approda ora al suo primo disco “organico”, allestendo un trio di estrema efficacia che poggia anzitutto sul sound dell’Hammond B-3 di Gary Versace.


OrganiqueIl brillante sassofonista tenore Rich Perry (Cleveland, 1955), dal solido magistero tecnico maturato nei contesti più nobili del jazz e dal fluido eloquio che negli anni si è affrancato da una vena spiccatamente post-coltraniana, ha girato la boa dei venti dischi da leader (sempre per la meritoria label danese SteepleChase) e approda ora al suo primo disco “organico”, allestendo un trio di estrema efficacia che poggia anzitutto sul sound dell’Hammond B-3 di Gary Versace, con cui Perry collabora da anni anche nella prestigiosa Big Band di Maria Schneider, e quindi sul drumming preciso ed essenziale di Jeff Hirshfield.
“Organique” è composto da sei temi scelti tra standards storici più o meno noti e sviluppati in ampiezza, con un approccio originale che rifugge le convenzionalità e determina continui scarti repentini, con il trio che si muove con elasticità, e tremendo swing, dentro e fuori le linee melodiche di composizioni che dimostrano di avere ancora moltissimo da dire, dalla latineggiante riproposta di “Without a song”, resa immortale da Rollins, ad “Afternoon in Paris” che Perry esalta con un lungo, circolare assolo orgogliosamente post bop, mentre viene scelta una traiettoria deliziosamente soulful per ridisegnare, con utilizzo di toni pastello, il memorabile “I didn’t know what time it was” di Rodgers & Hart.
Se il magnifico blues dall’andatura felina “Thad’s Pad” richiama i trascorsi di Perry alla corte di Thad Jones/Mel Lewis l’ultima composizione proposta, a suggello di un’incisione tra le più interessanti del 2015, è una delle più raffinate e rappresentative tra le molte scritte da Earl Bud Powell, ovvero un tema che è anche il manifesto di un’epoca gloriosa e lontana solo nel tempo: “Dance Of The Infidels” con uno spettacolare assolo centrale griffato Versace prima che il tema sciorinato dal leader chiuda questo lavoro dalla coerenza stilistica, çà va sans dire, ineccepibile.
“Organique” conferma peraltro l’elevato livello tecnico anche in termini di dinamica e timbrica, delle incisioni di casa SteepleChase, piccola etichetta danese molto amata dai jazz fans di tutto il mondo, soprattutto per il suo impressionante catalogo.
(courtesy of Audioreview)

VALUTAZIONE: * * * *


 

 

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