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Zach Brock - Serendipity

Scritto da Fabio Chiarini on . Postato in Recensioni Cd

Tra i “nomi nuovi” che affollano la scena jazzistica attuale merita sicuramente un approfondimento quello di Zach Brock, violinista giunto ormai alla sua dodicesima prova da leader, terza per l’etichetta indipendente Criss Cross, con questo “Serendipity”, proposto in classico quartetto di cui fa parte un vero e proprio alter-ego musicale con cui ha sviluppato un’empatia di livello telepatico, il pianista Aaron Goldberg. 


SerendipityTra i “nomi nuovi”, o relativamente tali, che affollano la scena jazzistica attuale merita sicuramente un approfondimento quello di Zach Brock, violinista giunto ormai alla sua dodicesima prova da leader, terza per l’etichetta indipendente Criss Cross, con questo “Serendipity”, proposto in classico quartetto.
Figlio di musicisti, e con un bagaglio classico importante alle spalle, questo quarantenne di Lexington, cresciuto musicalmente a Chicago, pare destinato a rinnovare i fasti del tutto sommato piccolo mondo (antico?) del violino nel jazz, con un considerevole apporto di freschezza e un’apertura mentale non indifferente che lo porta a suonare, oltre che in ambito classico, sia in situazioni che per comodità potremmo definire utilizzando l'antico termine di “fusion” (uno dei suoi mentori principali è il gigante del basso Stanley Clarke), che in contesti sperimentali o più decisamente mainstream, classificazioni stilistiche piuttosto comunicanti nella vibrante New York downtown in cui il nostro opera attualmente, dispiegando in ogni contesto un virtuosismo volto al servizio della musica, mai fine a se stesso.
Per questo lavoro, che rappresenta la summa del percorso artistico fin qui intrapreso, Zach Brock può contare su di un vero e proprio alter-ego musicale con cui ha sviluppato un’empatia di livello telepatico, ovvero il pianista, coetaneo, Aaron Goldberg, altro nome su cui francamente consigliamo di puntare ad occhi chiusi, musicista di stringente logica narrativa e semplicemente perfetto sia in fase di accompagnamento che nelle sortite solistiche, capaci di galvanizzare il leader e far veleggiare il gruppo in modalità swing perennemente “ON” grazie ovviamente anche alla lussuosa ritmica formata da Matt Pennman & Obed Calvaire, punto di riferimento quando i tempi si fanno dispari e le composizioni propongono passaggi impervi e di serendipica imprevedibilità, e alla bisogna propellenti di fulminanti funky beats.
La playlist, a ben guardare, non è che una netta ed eclettica dichiarazione d’intenti che include, oltre a due originals tra cui spicca la title-track (melodia derivativa da “It Could Happen To You” di Jimmy Van Heusen, standard reso però ritmicamente assai complesso), brani cari a “colleghi” celebri come Jean-Luc Ponty (“Sunday Walk” di Daniel Humair), meno celebri ma ancora più importanti, come il polacco Zbigniew Seifert, scomparso prematuramente e che aveva trovato una via interessante di rinnovamento per lo strumento negli anni '70 in un ambito post-free ed a cui si deve lo spettacolare brano che apre le danze, ovvero “City Of Spring”, ma anche capolavori bop tout court griffati Charlie Parker (“Segment”, che si adatta magnificamente al suono del violino), riletture sontuose dal SongBook di Leonard Bernstein (“Some Other Time”, ballad molto amata da Bill Evans) così come dal repertorio di una cantautrice ed arpista sofisticata come Joanna Newsome (“Swansea”, con il violino che si fa voce, in una melodia da ricordare) oltre che da una colonna sonora celeberrima (“Sally's Song” da Nightmare Before Chistmas di Tim Burton), un tema intenso e romantico esposto con stile pizzicato per mutarsi poi in pista di pattinaggio per le improvvisazioni libere di tutti i musicisti.
La serendipità, come sanno bene quelli che hanno visto lo zuccheroso, ai limiti dello shock diabetico, filmetto Serendipity di qualche anno fa, è un neologismo che l'Enciclopedia Treccani definisce come “la capacità, o la fortuna, di fare per caso inattese e felici scoperte mentre si sta cercando altro” insomma un po' come cercare l'ago in un pagliaio e trovarci la moglie del contadino.
Da queste colonne non possiamo esimerci dal farvi l’occhiolino e augurarvi di evitare forconi, mentre trovate il modo di far finta d'inciampare nell’arte di Zach Brock, il miglior violino jazz in circolazione.

VALUTAZIONE: * * * * 1/2


 

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