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Mary Halvorson Quintet - Saturn Sings

Scritto da Donatello Tateo on . Postato in Recensioni Cd

Ad oggi, nell’”attualità” dell’imminente tour europeo di presentazione del più recente progetto in solo della chitarrista e compositrice Mary Halvorson, “Meltframe” (su disco per Firehouse12 Records), tour aperto e chiuso in Italia, “Saturn Sings” si colloca alla metà esatta di un denso percorso artistico, originatosi nel 2002 nell’alveo della guida formativa di Anthony Braxton.


Saturn SingsAd oggi, nell’”attualità” dell’imminente tour europeo di presentazione del più recente progetto in solo della chitarrista e compositrice Mary Halvorson, “Meltframe” (su disco per Firehouse12 Records), tour aperto e chiuso in Italia (il 28 settembre a Catania, Sala Harpago Gatto Blu e il 3 ottobre a Prato,Teatro Fabbricone), “Saturn Sings” si colloca alla metà esatta di un denso percorso artistico, originatosi nel 2002 nell’alveo della guida formativa di Anthony Braxton.
L’attualità, a ben vedere, non è un’esperienza insindacabilmente chiara. L’inerzia o rincorsa degli accadimenti-choc in rapida serie suscita spesso un asfissiante senso di sottrazione di una possibile visione organica di una evoluzione, più utile all’attenzione.
Pochi giorni prima della registrazione di questo disco (dicembre 2009), la NASA annunciò la scoperta di un nuovo anello di Saturno che potrebbe ospitare una massa pari a milioni di pianeti come la Terra.
Attendibile o meno, questa osservazione, comunque è benvenuta nella sua simultaneità perché ben si adatta tanto al lavoro complessivo quanto ad ogni singola traccia del debutto del quintetto della Halvorson che, al trio con drum&bass (Ches Smith e John Hebert) del precedente “Dragon’s Head”, aggiunge tromba (Jonathan Finlaysone sax alto (Jon Irabagon). 
Autrice di tutte le composizioni Halvorson predilige le strutture formali alla guida delle sue formazioni. Il dettato dei “temi” è esplicito, pur nella loro spigolosità, e le soluzioni adottate sono sempre diverse: molto esteso in Crack in the Sky, Leak Over Six Five, Sequential Tears In It, “alfabetico” in Cold Mirrors, in cantilenante marcia in Saturn Sings, dispari in Right Size Too Little, abrasivo indie-rock in Sea Seizure, in chiave latina deformata in Mile High Like.
Basi di lancio per escursioni in ogni direzione, avvincenti per varietà di linguaggi, portamenti e scenari e per imprevedibilità di sviluppo ma saldamente ancorate alla coesione dell’insieme.
Il solismo della Halvorson è disadorno ma di stupefacente ricchezza linguistica: nelle scelte di accordi aperti e risonanti che illuminano anche i tratti più accidentati, nel gusto per intervalli spericolati, nel curvare ulteriormente l’intonazione blues, nella matericità degli strumming, nelle spazializzazioni (Crack In The Sky), o nelle distorsioni fuzz (Moon traps in seven rings).
“Saturn sings” non è un pianeta ostile, anzi è inclusivo, disponibile ed accogliente, anche dopo almeno 30 anni di consolidato eclettismo nella esplorazione delle traiettorie più avventurose delle musiche creative di matrice jazzistica.
Ed anche dopo 6 anni dalla sua creazione.


 

Commenti   

#1 enrico turci 2016-02-14 11:23
nelle orecchie proprio in questi giorni...questo saturno merita di essere esplorato in tutte le sue latitudini e anelli...anche richiede il suo tempo e nessuna fretta...
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